martedì 1 ottobre 2019 0 commenti

La storia dei centrini

I centrini non sanno qual è il loro posto. Non comprendono per quale motivo sono diventati un ornamento. Non fanno parte dell'arredamento, non sono necessari perché i vasi, i fiori, i cestini pieni di biscotti, le foto dei momenti dolci e amabili, tutti, stanno comunque in piedi anche senza di loro.
Non c'è un motivo ben preciso per cui un giorno decidiamo di prenderne uno, di centrino. Rimane in silenzio, nel suo piccolo spazio, aspettando che qualcosa si poggi su di lui. Sostiene, regge al fardello dei giorni silenziosi che passano, a prescindere dal significato delle cose, per evitare che ciò di cui si prende cura incoscientemente si rovini o venga urtato dal peso delle lune, di traverso, che passano. Sa bene di essere poco utile, ma lo fa lo stesso, pazzo d'
amore nel dubbio di servire a qualcuno. E' la sua unica verità ed è la sola cosa che sa. Protegge, senza chiedere niente in cambio, incondizionatamente.
A volte non hanno bisogno di essere lavati, rimangono casti e puri, bianchi o del colore che gli appartiene, senza macchia fino a che il loro stesso ospite non li sporchi. Hanno dei difetti anche i centrini, magari sfilacciati agli angoli dei loro caratteri miti, spigolosi a volte ma cortesi e leali. Sono stati cuciti da mani sapienti e pazienti, mani che con garbo li hanno lavorati ed educati.
Mentre passano le stagioni e l'autunno fa capolino fra le finestre e l'estate è ormai un dolce ricordo, loro osservano con attenzione il tempo che passa, ascoltano le persone che siedono al tavolo, i litigi, i pianti, ma restano impassibili.
A volte si sentono un po' stretti, nel ruolo che gli è stato assegnato. Perché nonostante tutto, continuano a ripetersi "vai via", sparire senza dire nulla, ma credono sempre di essere importanti, per qualcuno o per qualcosa, fosse anche per se stessi, dato che la Natura non può essere rinnegata.
In realtà i centrini soffrono, non lo dicono né lo danno a vedere, ma tendono a provare delle emozioni, anche quando il mondo circostante non si accorge di loro.

Ed è il loro maledetto destino, chiedersi il "perché?" ma fare il possibile, quasi in ogni occasione venga richiesta la loro presenza.
Se non sono importanti nel momento in cui servono, pensano con umiltà di esserlo stati, in passato, in un grande castello o in una casa ricca, sfarzosa e piena di lusso. Tuttavia, in quei casi, nel lusso intendo, si sentono a disagio, perché loro, i centrini, sono così discreti da non mostrarsi mai superiori. Possono essere solo primi, primi fra pari. A volte soffrono anche della solitudine dei numeri primi.
Di solito sono belli, vengono apprezzati e qualcuno, per loro disgrazia, li sceglie donandogli il ruolo stesso di centrino. Potrebbero essere incorniciati e appesi al muro, in modo che il motivo del loro essere tali abbia almeno un po' di dignità, ma risulterebbero banali e questo non è possibile per chi arreda la casa della propria anima con rigor di logica e autismo. Non esistono centrini brutti, proprio perché non servono vanno creati belli, altrimenti non li accetterebbero mai e se li scegli, significa innanzitutto che sono graziosi, cuciti a modo, con tanta pazienza e i ghirigori giusti, intrecciati come il loro carattere tortuoso, ma sincero. Sono belli, è vero, ma fino a un certo punto. Di solito, per loro, non c'è spazio nella modernità e non sono più al passo coi tempi. Puoi vederle solo nelle case dei nonni, dove regna l'amore per le cose semplici, non qui, nelle dimore delle vaste e poliedriche forme delle città. Se sono gemelli, diversi, non sai dove metterli senza che si scontrino.
Lì fuori c'è la possibilità di innamorarsi di nuovo di qualcos'altro, e poi ancora una volta, forse all'infinito, finché non si è stanchi di cercare e si trova ristoro nel calore del talamo nuziale, accanto al quale, forse allora, in quel momento, nei comodini accanto, appariranno dei centrini, perché loro sono utili solo quando l'amore per le cose semplici ma essenziali è reale e non ha più paura del domani che potrebbe cambiare le cose. Ma ad essere sinceri, suvvia, poi, al matrimonio, chi ci pensa? Chi farebbe mai una lista nozze con dei centrini? Chi regalerebbe mai un centrino? Un centrino, se ce l'hai, te ne liberi. Se lo vuoi, te lo compri, con l'animo materialista di chi si serve di qualcosa, ma non ha bisogno di niente, in realtà. Un po' come un nuovo paio di scarpe. Se serve, è l'ultimo modello. Se ne hai bisogno, ci cammini dolcemente fino alla fine dei giorni, con la suola distrutta e i lacci strappati, sporche di fango e lacrime. Perché erano tue, quelle scarpe e le hai indossate. Profumano di te. Prima erano in negozio e odoravano di fabbrica, tutte uguali. Adesso, profumano di te, ed è intimo, le hai addomesticate, come la volpe. Loro ti amano e tu ti fidi di loro perché le conosci. Quelle nuove, invece, devono ancora prendere la giusta forma del piede e potresti dover di nuovo sopportare dei calli o dei duroni che nel corso delle giornate fanno male, al passo, quotidiano, mentre fai la spesa o una passeggiata, mentre vai al parco a prendere un gelato o corri sull'asfalto. E ti ricorderai poi di quelle care, vecchie scarpe. Vecchie, è vero, ma dio quanto erano comode e con morbidezza, ma anche sensualità rara, accarezzavano i tuoi piedi. Forse per questo sai di volergli bene. Difficilmente le rimpiazzi, perché il nuovo è forse più bello, eppure scomodo, come dicevo, perché la sicurezza di un amore innato è come il primo paio di scarpe. Se ne compri uno nuovo, probabilmente lo lascerai nella scarpiera. Ti consola il solo fatto di averle e arriverà l'occasione ideale per usarlo. Le hai comprate di nuovo forse solo per curiosità. 
Le vecchie scarpe, invece, non rimangono nella scarpiera ad aspettare un segno del destino per essere usate, ma sono sempre lì, a portata di mano, perché ne puoi avere sempre bisogno per fare un giro sul lungomare, al tramonto e ti porteranno fino in America, se necessario, perché saranno le prime cose che indosserai per portarle con te.
Voi avete un centrino in casa?
E' oltremodo vero che se io ne parlo, quasi alle prime luci dell'alba, in una notte insonne passata a rimembrare vecchie gioie e sentimenti che volano via nel vento, significa che valgono qualcosa, i centrini.
Nel frattempo, mi ripeto che non importa il senso dei centrini. Importa ciò che lasciano, non la conclusione. Loro, se servono e quando servono, sono pronti ad accogliere una nuova anima, lasciandosi alle spalle un'altro vaso o mazzo di fiori, donato con amore e appassito nell'arida e incomprensibile necessità di solitudine.



venerdì 7 dicembre 2018 0 commenti

Best before

Pochi minuti prima di aprire gli occhi, in un attimo che dura un battito di ciglia, si ha la candida incoscienza di immaginarsi liberi da ogni forma e turbamento, senza regole né impegni, prima che la nausea ci ricordi di dover essere qualcuno, con l'inizio del giorno e la fine della notte.
Pochi minuti prima di colazione, a stomaco vuoto, in un attimo che dura un rigurgito, aspro e rancido lungo l'esofago, si fanno strada le parole mai dette, incastrate ancora in gola, affilate, finché per orgoglio non arrugginiscono e si trasformano in bile.
Pochi minuti prima che il caffè sia pronto ci sono i buoni propositi, quelli che precedono il fallimento nato dalle più profumate intenzioni, perché non siamo fatti per mantenere le promesse, ma piuttosto per attenderle, riceverle, sognando che ci vengano offerte le più gustose bugie e che ancora una volta il telefono squilli.
Pochi minuti prima di lavare i denti, in un attimo che precede l'unione degli indici e che si manifesta con la fuoriuscita di pus, incrociamo il nostro sguardo allo specchio desiderando che abbia la stessa espressione di chi si innamora ancora e non s'annoia, prima che il sole tramonti e nasconda i sorrisi dietro i tradimenti. Per le carie, basta una sciacquo di collutorio. Per le camicie sporche di sugo, bastano due giri di centrifuga. Per la coscienza, basta convincersi ancora una volta che sia colpa di qualcun altro, oppure, per chi è ancora alle prime armi, aiutare una vecchietta ad attraversare la strada.
Prima di vestirci, nudi come dei vermi, abbiamo la sensazione di essere ancora legati ad un istinto primordiale in cui non esiste vergogna né timore, né colore né cellulite, quando ancora nessuna mela era stata raccolta. Il peccato non era originale, ma era la più contraffatta versione della coerenza, perché solo gli stupidi non cambiano idea.
Prima di uscire di casa, afferrando la maniglia della porta, corre una strana sensazione lungo la schiena ed è la stessa che hanno gli attori dell'opera prima di entrare in scena.
Poco dopo aver chiuso la porta, abbiamo come la sensazione di aver dimenticato il copione e sarebbe stato meglio, almeno per oggi, rimanere a letto.
domenica 3 dicembre 2017 0 commenti

Rancuori

Ho buona cura, di prima mattina, che si sveglino dolcemente, senza che se ne accorgano, affinché il sole alto non li sorprenda dopo il buio della notte.
Faccio in modo che si godano la colazione, con calma, aspettando che ne gioiscano. A volte, permalosi, si adagiano sui ricordi, due innamorati, una Sachertorte, burro e marmellata, quando non ci lasceremo mai era ancora un'innocua bugia.
In fretta e furia li disoriento e gli ripeto che sono felice anche senza. Li accompagno in bagno, si vestono, lavano i denti e si pettinano, ordinati, fieri del tempo trascorso, mentre crescono e si fanno uomini. Erano piccoli, rancori, impauriti e nascosti in un angolo di fegato, ma sono arroganti, adesso.
Salgo in macchina, io alla guida, loro passeggeri. Accendo la radio. Mi ricordo, eravamo incoscienti e goffi, ma ballavamo, in quella notte di ferragosto. Rancori buoni, loro, ma il segnale è disturbato.
Sotto la pioggia, di corsa a rinchiudersi in bar. Un inverno gelido, il trasloco, la valigia pesante a cuor leggero, per l'amor di dio me ne pento, per l'amor di lei ritornerei ancora una volta al disagio di quei giorni. Ti ricordi, rancore, quando bastavano una TV sgangherata, delle caramelle e un piumino per essere sazi d'estasi? Piacere mio d'averti conosciuta, se non piango ne gioisco, ancora una volta, ripensandoci, grazie d'esserci vissuti.
E' già ora di pranzo. Hanno fame ma non sanno mai cosa scegliere dal menù delle pietanze. Rancori gorgonzola e noci, rancori alla griglia, rancori ripieni, rancori burro e salvia, rancori saltati in padella all'aceto balsamico, rancori allo scoglio. Quel giorno, mi ricordo, saltò la corrente, la nostra torta in forno. Adesso la compro in pasticceria. 
Nel pomeriggio li porto al parco. Una breve passeggiata prima di fermarci in quel chiosco, due anni fa, quando mi fidavo, eravamo buoni amici e forse fratelli. Chi fosse Caino, chi Abele, non ci è dato sapere. Prendiamo per buone le risate.
Alla sera, prima di rincasare, ci fermiamo in gelateria "La Romana". Mi chiedevo, se mi innamoro resti con me? Mi preoccupavo, se faccio tardi, mi aspetti? Alla fine, la miglior forma di solitudine è stata tenersi compagnia. Una rosa e dei cioccolatini, è il compleanno del rancore, il 14 febbraio. Baci, Giuda e Perugina. 
Ma è trascorsa un'altra giornata. Sotto le coperte non mi viene sonno, come quella sera, trascorsa a chiacchierare, fino alle sei del mattino, sorseggiando birra e zenzero. E poi i pianeti che si allineano, e le metamorfosi, e il rumoroso, assordante fracasso delle affinità elettive che si scontrano e si annullano a vicenda, nelle caldi notti d'estate, nel dubbio che possa ancora sorgere il sole. E' tramontata la luna, in mezzo al mare. E' stata comunque affascinante.
E' tardi e i rancori si assopiscono. Domani è un altro giorno. E mi prenderò ancora cura di loro, con gelosia, perché mi ricordano quale vetro rompere in caso di affetto. 
domenica 17 settembre 2017 0 commenti

Sei personaggi in cerca d'errore

Bei tempi quando eravamo giovani, vecchi amici, quando le promesse erano date in saldo, prendi due e paghi uno, in comode rate a interesse zero. E non ce ne fregava proprio un cazzo, infatti, perché domani è un altro giorno e ci penserà il vento, ancora una volta, a spazzare via l'ultimo alito di dignità. Basta un brindisi e tutto passa, un sorriso all'acqua di rose col prezzemolo fra i denti, alla salute di chi ci vuole male e se ci vuole bene, pazienza.
Sul terreno di guerra restano i cadaveri putrefatti delle parole pensate e mai dette. Saranno concime per i condizionali, sbocceranno margherite profumate e le raccoglierà un viandante, poi, per caso o per fortuna, diventerà ciò che hai sempre desiderato o avrà ciò che hai sempre voluto.
Non mi fiderò mai più di chi si tinge i capelli. Mi stai nascondendo qualcosa sotto quella tintura di iodio, cicatrici. Sono capelli bianchi, ma se l'età avanza il garbo indietreggia. Peter Pan si è impiccato, è troppo anche per lui una così arrogante giovinezza che sì, fugge tuttavia, nel tuo domani non c'è saggezza.
Non mi fiderò mai più di chi è taciturno perché il suo silenzio è sempre assenso. Si nasconde dietro un dito e di solito è il medio.
Vorrei una puttana, per favore, che non finga fedeltà, ma che richiami a sé la vanità di essere sempre una ed una sola, zoccola, per sempre, per scelta, non donna di chiesa per un'insensata voglia di equilibrio, squilibrata come sei, quella che non sei non sarai, mai. E allora dalla! Dalla via, scappa via, che aspetti a tornare indietro, squallida falsa copia da museo, brutta cera, non c'è trucco ma c'è inganno, chi si loda s'imbroda, chi si atteggia scorreggia.
Siamo sempre alla ricerca di qualcosa che non ci appartiene, ma che ci lusinga solo perché ne sentiamo l'odore, come di fica, ma non arriva mai, eppure la seguiamo quella scia, incoscienti, arriverà il nostro turno, sento che ci sono quasi, c'è un posto nel mondo, non basta un posto letto, questo spazio mi sta stretto, gli ultimi non saranno i primi se i primi arriveranno per primi, diamoci una possibilità, certe volte ho creduto fino a sei cose impossibili prima di colazione.
In alto i bicchieri e, se permetti, un sorso alla più squallida e triste rappresentazione di te, quando hai smesso di essere ciò che sei dopo che il mondo ti ha detto cosa dovrai diventare. Ma non c'è più bisogno di stringersi la mano. Certi convenevoli sono superati. Secoli di aforismi, poesie e belle parole, poi, disse qualcuno, spiegatemi com'è che sono rimasti tutti stronzi.
sabato 25 febbraio 2017 0 commenti

Fai bei sogni

C'è un posto in un angolo di buio in cui le note grigie della giornata si disperdono e si fanno notte. Un rantolo, il respiro affannato dal fumo e dalla cenere, i polmoni in gola e il fegato rancido, a cuore aperto s'intorpidiscono i sensi e s'annebbia la ragione.
A letto non è mai troppo tardi. Svegliarsi è un privilegio per pochi, quando il torpore dell'oblio coccola le membra non c'è folle che non vi s'abbandoni. Fai ancora bei sogni, la primavera è in ritardo, l'inverno è lungo e gelido. Ma lascia che ti racconti una storia, fatta di cavalli pazzi ed elefanti rosa, su mari di cristallo e lune di corallo. Ho vinto la battaglia di Waterloo e sto imparando a volare. Può di nuovo essere Natale, camino acceso e odore d'arrosto, i regali sotto l'albero e la neve se ne frega. Ti giri un attimo e le perdi sotto le lenzuola, gioie e noie, s'impregnano di sudore e bava, alla bocca. Sulle labbra i segni dei denti, conficcati nelle carni per la rabbia e le parole mai dette, sulla lingua i peli d'un fiore avaro e languido, sulle mani la sadica voglia di tirare il collo alle favole.
Fai bei sogni, se ne hai. Se dormi di stenti l'anima se ne accorge, si ribella e grida pace, l'inferno apparecchia e l'ira si nutre. Ma le prime luci dell'alba s'avvicinano, fai in fretta. Lasciami ancora qualche minuto prima di riprendere coscienza, lascia che mi aggrappi con le unghie e con i denti alle fuggevoli carezze della notte, nel silenzio della mia incoscienza, solo mia, lasciamene un sorso ancora di quell'irresistibile voglia di bere menzogne e follie, nessun raggio di sole dovrà svegliarmi, prima che il sipario cali, un applauso ai figuranti, la sveglia sta per suonare, aspetta, è il momento, ancora un minuto, sta per cadere l'ultima goccia di moccio dal naso, ci sono quasi, la luce è lì che s'inerpica fra le tende e le sottili sfoglie di palpebra che timide si stringono al far della... mattina! 
E' mattina. Apri gli occhi e le pupille ancora non lo sanno. E' mattina. Non ci sono cavalli né elefanti, non è Natale, niente arrosto, gli unici odori sono quelli delle scorregge.
Niente stelle fino alla sera. Sopra la testa un soffitto pallido, immobile, ignora ogni cosa e sta al suo posto. Si abbassa se lo fissi, ti viene vicino e ti urla silenzioso all'orecchio che nel vuoto puoi annegare, se non lo riempi. La prima cosa da fare è la pipì...

giovedì 3 novembre 2016 0 commenti

Fanfare per sordomuti

Certi strumenti tipici del folklore popolare vanno a corde pizzicate, come le chitarre, eccitandosi al contatto con le zone erogene giuste. E sono così banali e insulsi da provocare un suono simile ad un gemito, un orgasmo di falsa speranza che li rende vivi, non per note musicali ma per note di demerito. Ne incontro 3 o 4 alla volta e fanno parte di un'orchestra senza padrone. Li distingui dai tacchi alti e dalla gonna succinta, desiderano un plettro a basso costo, o forse servono due dita per le loro musiche brevi, due note, un LA e un DO bastano, per dar fiato alle trombe.
Sviolinate, a muso duro e occhi dolci, ammorbidiscono le cervella e sciolgono le budella, a cuore stretto, ma a mente lucida, attento! Satana, è lui, stanalo quel diavolo che accarezza e vuole l'anima, prima che un canto di sirena illuda i sensi e inoculi veleno, SI FA SOL del chiasso per l'imminente trapasso. Se godi del momento volgi lo sfintere, per un giorno da leone te ne offrono cento a pecora. E allora, lunga vita al RE! Ché per amore del regno si lascia sfondare senza ritegno.

Rullo di tamburi, è il turno delle percosse, ce ne vorrebbero a centinaia per tutti quei "forse". Sono ancora lì fermi ad aspettare che per loro arrivi il Momento, Audere Semper, solo un tormento. Si buttano o no, FA RE, FA RE, FA RE, FA RE, SI può FA RE, oppure no? Ci penso domani, maledetto babbione, per oggi lasciami, tregua, in un bagno di sudore. La puzza ti confonde. Stai attento. Non viene dalle tue ascelle, guarda bene, si tratta di piscio e sgorga dal tuo pene. Aspetta il miracolo che ti illumini l'ingegno, ma non hai speranze, lo spettacolo è indegno.
Mi sono divertito, qualche rima ed assonanza per descrivere la paranza, discrepanza fra la mia e la tua sostanza, se mi vedi non parlarmi di coerenza, fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute ed apparenza.
Il direttore d'orchestra poi è sconosciuto, ma diteglielo, che non esiste pace migliore per chi fa il sordomuto.
venerdì 15 luglio 2016 0 commenti

La filastrocca degli ormoni

La filastrocca degli ormoni,
tu chiamala se vuoi delle emozioni.

Ho un grande pentolone fatto d'alchimie
chi vuol giocare a prendersi le mie?

Né le vedi, né le tocchi, apri gli occhi!

Ce li han tutti, sia gli adulti, sia i marmocchi.
Ti senti triste, al cuor non si comanda,
sarà solo voglia di calarle la mutanda?
La risposta la conosco, sei un marpione,
tutta colpa dell'uman testosterone.
Se è la rabbia a svegliarti domattina
non urli a caso, la chiamiam serotonina.
Poi ci penso e un dubbio mi attanaglia,
cosa vuoi da me, ormone, mia canaglia?

Vade retro, maledetto cortisolo,

la paura è il suo più mesto ruolo.
Ma se del prossimo avrai gran cura,
l'ossitocina abbonda a dismisura.
La più famosa è quella ricercata,
tutti quanti pensan sia scontata.
Se ti dico che si tratta di endorfine,
la felicità la spacci in vitamine.

Per la scienza son solo storie vere,
c'è un ormone che provoca piacere.

Se me lo chiedi lei è la più divina,

hai capito, si chiama dopammina.



mercoledì 4 maggio 2016 0 commenti

Sicilia, fra barocco e tarocco

Chi l'ha detto che la Sicilia è una terra maledetta?
Incastonata nel Mediterraneo come un gioiello di rara fattura, sfarzoso e brillante, ornato di spiagge dorate e impreziosito dai ricami del barocco. Nell'aria l'incontaminata Natura, benedetta dal profumo di zagara e mandorlo in fiore, si intreccia con i succulenti odori di pietanze che saziano le narici ancor prima di saziare lo stomaco, legati ad una tradizione millenaria che rivela i sapori delle civiltà che furono.
I Siciliani hanno un rapporto particolare con la propria terra. La vivono fino all'ultimo amplesso, nel piacere e nel godimento. Non le mancano di rispetto di proposito, ma hanno il barbaro vizio, forse figlio delle storiche dominazioni dei popoli, di rubarle la verginità dimenticandosi di renderle la dignità che merita.
Alcune volte, oltre al profumo di zagara e arancine, si diffonde nell'aria un pungente odore di merda. L'ho sentito io, da Modena, mentre da Palermo si è propagato lungo la penisola.
Fra i 17 e i 19 anni ho passato un breve periodo sostenendo la mia morale nella ricerca di se stessa. Ricordo che presi parte a delle conferenze sui rapporti fra Mafia e Stato e sul ruolo attivo dell'antimafia nel territorio. Ogni siciliano, in un qualsiasi luogo pubblico, dalle scuole alle parrocchie, viene educato alla lotta alla mafia. Altrove può esserci l'ora di educazione sessuale, come materia extracurricolare di "preparazione alla vita". In Sicilia ci educano alla lotta alla mafia. E succede l'esatto opposto. Altrove, se tanto mi dà tanto, lo faranno senza preservativo.
Mi è rimasta impressa la figura di un personaggino minuto, smagrito, con la pelle incavata sugli zigomi e i baffoni folti. Occhiali squadrati, viso stanco e amareggiato, sguardo spento, vestito da caro nonnino con una giacca marrone dal sapor di passato vissuto. Prese parola durante il Premio Giuseppe Fava (giornalista ucciso dalla mafia, quella vera). Era il 2011.
Parlò un po' di sé, di Telejato, un'emittente televisiva di Partinico (PA), orientata alla diffusione di notizie di giustizia sociale, contro la mafia e le estorsioni, i favoreggiamenti, le speculazioni sul territorio e il degrado della classe politica. Vinse anche parecchi premi. "Reporter" lo inserì nella lista dei cento migliori giornalisti al mondo. Pino Maniaci vive sotto scorta, Pino Maniaci minacciato, Pino Maniaci aggredito, Pino Maniaci simbolo della lotta alla mafia, Pino Maniaci...


E' il 2016. Eccolo, Pino Maniaci. Minacciato non da Cosa Nostra ma dal marito dell'amante. Lui, Pino Maniaci, abile estorsore mentre teneva per le palle il sindaco di Partinico Salvatore Lo Biundo. E ci sono cascati tutti, ma proprio tutti, anche Renzi, che durante una telefonata esprime la sua solidarietà al povero giornalista perseguitato:

M: Sono Matteo Renzi
P: Presidente buonasera
M: Volevo solo inviarle un grande abbraccio e un pensiero di solidarietà..
P: La ringrazio Presidente, molto squisito e grazie del suo pensiero...

Per non parlare poi dei cani impiccati, chiaro segno di minacce mafiose per una persona che ha sempre svolto il suo dovere civico. 


In un macabro gioco di parole, perdonatemi, dietro ci sarà forse lo zampino di Cosa Nostra?
No, semplicemente l'ex marito dell'amante di Pino. Ma Pino risponde così durante un'intervista:

"Lo imputo a quelle che sono le nostre inchieste sul territorio, della città di Partinico dove la cocaina arriva a fiumi [...] Ovviamente dietro a questo giro c'è Cosa Nostra"

Dalle intercettazioni rilevate, emergono particolari inquietanti su presunti lavori offerti alla sua amante per intercessione poco elegante di Pino, detta anche "estorsione". E poi ancora mazzette, minacce, intimidazioni e deliri di potere dell'antimafia che fa scuola (di Mafia).

"Non ce ne sono istituzioni pulite in Italia, hai capito? Sono tutte sudicie, tutti mangiatari e tutte cose inutili, compresa la Dia, la DDA, i carabinieri, finanzieri... e tutti quanti cornuti sono! A me, mettono sotto controllo a me! Uno che rischia la pelle per fare antimafia! Ci sono magistrati corrotti, ladri, insieme con un poco di cose inutili che fanno affari... La mafia dell'antimafia! I veri mafiosi sono loro, non i mafiosi!" (Pino Maniaci in un'intercettazione)

Ammetto d'aver riso tanto, dopo aver letto la notizia stamattina e dopo aver ascoltato le intercettazioni questa sera. Poi è subentrato lo sdegno. Poi la delusione, la stessa che potresti ricevere da bambino dopo aver sentito da un compagno di scuola che Babbo Natale non esiste.
Il barocco siciliano è arte, il siciliano tarocco è un'istituzione o lavora per le istituzioni. E io che pensavo fosse una varietà d'arance...

Vi invito ad ascoltare le intercettazioni: 
lunedì 21 marzo 2016 0 commenti

Dal tasso di ignoranza all'obesità - Resoconto sul nostro stato di benessere psico-fisico

Essendo per lavoro a stretto contatto con il mondo dello sport e avendo a che fare con il pubblico per conseguenza diretta, ho notato alcune rilevanti differenze fra le varie etnie nel modo di avvicinarsi allo sforzo fisico per il mantenimento degli standard di salute propri dell'individuo.
Ho raccolto alcune informazioni in merito considerando i vari aspetti in relazione al Q.I. (quoziente di intelligenza), fattore determinante per lo sviluppo del pieno grado di coscienza della persona, a prescindere dall'ambito di azione in cui esso si manifesta. Premetto che non voglio dimostrare nulla, ho solo ricercato la più banale relazione fra fattori che magari non hanno legame alcuno.

Partiamo dunque dallo sviluppo dell'intelligenza. Purtroppo per noi, uno studio del 2014 pubblicato da "Ipsos Mori" ci colloca in cima alla lista fra i Paesi più ignoranti del globo. 


Ipsos MORI Perils of Perception: Index of Ignorance

Tale indice è stato stilato facendo alcune domande ai partecipanti in merito ad alcuni problemi della società attuale quali immigrazione, religione, disoccupazione, tasso di mortalità, ecc. Sulla base dei dati raccolti, i Paesi più "ignoranti" hanno una percezione distorta della realtà che fonda le proprie basi su un allarmante grado di disinformazione.
Alla domanda, ad esempio, sul tasso di immigrazione ("In percentuale, quanti immigrati credi che ci siano nel tuo Paese?") noi italiani abbiamo risposto dichiarando in proporzione "più del 30%", quando invece i dati reali attestano una percentuale ben più bassa (7%). Colpa dei media?


Dopo aver appurato che secondo lo studio il nostro livello di ignoranza può vantarsi elevato, vorrei considerare un così allarmante grado di incoscienza nell'ottica del raggiungimento del proprio stato di benessere. Se il quoziente d'intelligenza o di scolarizzazione limita lo sviluppo dell'individuo, può esso avere ripercussioni negative sul grado di miglioramento delle proprie capacità fisiche?

In associazione a quanto detto, relazionando le nostre evidenze con il tema dell'attività fisica, uno studio del 2013 condotto da Eurobarometer su commissione dell'Unione Europea per lo "sviluppo e la diffusione dello sport" ha riportato i seguenti dati (il documento è sterminato, vi invito a visionarlo con calma).



Alla domanda "quanto spesso pratichi sport o attività fisica?" il 60% degli italiani ha risposto "mai", attestandosi al quarto posto come Paese più pigro d'Europa insieme alla Romania. Altri dati di natura simile sono stati riportati dallo studio, riconfermando la nostra mancanza di buona volontà nell'impegno sportivo.

Nel dettaglio adesso, vorrei riportare qualche studio ISTAT sui risultati che ha prodotto la sedentarietà, ovvero sovrappeso e obesità.

In soldoni, possiamo ritenerci fortunati rispetto al trend europeo (dato che non siamo decisamente i più grassi d'Europa), ma è importante sottolineare come il grado di persone sovrappeso nel nostro Paese sia in crescita, ma quel che è più importante (rispetto alla nascita della nostra discussione) è che il livello di scolarizzazione media influisce sullo stato di benessere personale.
Oltre questo, il Sud vanta un lieve, seppur maggiore, livello di persone obese rispetto al Nord Italia.

In merito a ciò, allego un altro studio, stavolta del CONI (2014), su "Lo sport in Italia - Numeri e contesto".


Anche qui, è evidente come la sedentarietà sia prevalente nel Sud Italia rispetto al Nord Italia (il Trentino risulta essere la regione con il maggior numero di "atleti" del Paese).
E ancora, l'Istituto Nazionale di Statistica riporta quanto segue:

I “sedentari”, ovvero coloro che dichiarano di non praticare uno sport né un’attività fisica, sono 21
milioni e 400 mila, pari al 38,4% della popolazione.
Le quote maggiori di sedentari si riscontrano tra le donne (il 43,5% contro il 33% degli uomini), tra i
piccolissimi (il 50,5% dei bambini di 3-5 anni) e tra le persone più anziane (si dichiara sedentaria il
51,9% della popolazione di 65-74 anni e il 72,8% della popolazione con 75 anni e più).
I sedentari prevalgono nel Mezzogiorno, dove oltre il 50% della popolazione non pratica né sport né
attività fisica (il 50,1% nel Sud e il 54,1% nelle Isole). Nelle altre ripartizioni geografiche, invece, la
quota di sedentari varia tra il 36,9% del Centro e il 24,8% del Nord-est.
Negli ultimi 5 anni la quota di sedentari è aumentata tra gli uomini (dal 30,9% al 33%) ed è invece
diminuita leggermente tra le donne (dal 44,2% al 43,5%). Con riferimento all’età la quota di sedentari è aumentata tra i 18-54enni, mentre è diminuita tra bambini e ragazzi e tra le persone con più di 54 anni.

Riportando ancora i dati sull'obesità, vi invito a osservare con attenzione la mappa regionale.


Dove saranno mai collocate le persone più grasse d'Italia? 


E dove saranno mai i bambini più grassi d'Italia?

Se c'è relazione o meno fra i dati riportati in merito a Q.I., tasso di ignoranza, scarsa propensione allo sport, sovrappeso e obesità, questo in fondo non lo evidenzieremo forse mai. Tuttavia l'evidenza dei dati riportati, forse, dovrebbe farci riflettere sulle scelte che giornalmente operiamo, in relazione al nostro stato di benessere e a quello dei nostri cari.

martedì 23 febbraio 2016 0 commenti

Buonanotte

Se il giorno ha l'oro in bocca,  la notte si scopre misera e povera, tuttavia garbata, senza la presunzione di dover essere migliore della precedente. Non ha la stessa frenesia delle prime luci dell'alba e non è mai in ritardo, arriva a passo felpato e avvolge con discrezione i sogni e gli umori di un'intera giornata di bugie.
Non osa svegliarti, ma dolcemente carezza le membra fino a renderle stanche, offrendo nel contempo ristoro senza chiederne conto. Smarrisce i buoni propositi e gli impegni, ci ricorda gli sproloqui, le parole mai dette o gli sguardi fuggevoli di chi si innamora e poi se ne pente, aspettando di chiudere finalmente gli occhi per scrollarsi dal groppone il peso delle promesse.
C'è un attimo nell'imbrunire in cui si confondono stelle e cielo, divisi dal destino ma uniti per forza, in un gioco di passioni che tristemente si rinnova, muore e rinasce nell'eterno alternarsi fra oscurità e bagliore.
Non puoi contemplare il sole che acceca e allora volgi lo sguardo, non osare, lascia che si spenga, lentamente e muoia, finché di manto grigio perla si vesta, affascinante come un'elegante matrona d'altri tempi.
Gli ingordi non sentono il peso del sonno, mentre sbadigliano e lacrimano, vogliono stare svegli, ancora qualche minuto, per lavare via dalla propria pelle le parole proferite durante le ore diurne, vomitate, rancide e maleodoranti, usate e poi rigettate, ancora una volta, sperando di non doverle ripetere domani.
Silenzio adesso, senza richieste lecite o risposte di cortesia, sapendo sopiti litigi e incomprensioni, dormi, anche da sveglio se necessario, domani, serra le palpebre e trattieni il respiro, prima che il sole sorga e sancisca l'inizio della fiera, aspettandone la fine.
A ieri dai le spalle, il domani s'erge orgoglioso a un palmo di naso, ma si farà piccolo, piccolo, come un granello di sabbia, adagiandosi sul fondo della clessidra insieme agli altri giorni trascorsi. 
E' stata una bella giornata, adesso che è finita.
martedì 19 gennaio 2016 0 commenti

Buffet

Per ogni ospite che varcherà la soglia di casa ho preparato la giusta accoglienza affinché il suo spirito possa sentirsi a suo agio fra le mie mani.
Come nei sogni dove ogni mutevole aspetto della vita si modifica e si deforma a seconda dell'animo di chi li produce, non esistono realtà a cui poter affidare la ragione. Scaldo le portate e le presento con eleganza, affinché tu possa saziarti delle tue scelte. 
Ti servo stima e riverenza. Mentre lodi, ti imbrodi sulle tue stesse labbra e assapori il gusto della piena incoscienza, ignaro buffone. Prendi parte al banchetto senza invito alcuno, ti servo accoglienza e benevolenza, felice d'averti con noi. Orgoglioso del tuo buon nome, ti riempi gli occhi e guardi il succulento porco che ti porto, senza considerare il fango dal quale giungete alla mia tavola, noncuranti del puzzo della vostra natura che nessuna fragranza potrà mai addolcire.
Ne arriva un altro, silenzioso e guardingo. Ti servo discrezione e professionalità, mentre l'autorità che trattieni fra le tue mentite spoglie trasuda attraverso i pori della pelle e si disperde, lasciando il posto alle frenesie e alle perversioni più recondite. Mangi con le mani e ti lecchi le dita, maleducato.
Pasti luculliani per ogni commensale che si aggiunge. Posti a sedere d'ogni genere o maniera per ogni ospite che si presenta. Datemi il tempo d'apparecchiare, lasciatevi scoprire e accarezzare, mentre l'acqua bolle e la puzza di bruciato si diffonde nell'aria. L'arrosto in forno! Era per te, pollo ripieno, arrogante reietto imbottito di cotone, vuoto come il cranio che pesantemente il tuo collo sostiene. Ma tu sei già sazio, anni di vizi e capricci appagati ti rendono soddisfatto anche nella carestia. E come darti torto.
Con gli omaggi della casa, non mi dimentico del tuo fegato d'oca, codardo e vigliacco giullare di corte. Te lo servo su un piatto d'argento, sperando che apprezzi la mia umile dimostrazione di acquiescenza. Passivo ti riempio il calice d'essenza di trementina, affinché tu possa dipingerti con i colori che più si adattano al tuo deretano variopinto, volto dalle mille occasioni, pronto per ogni spergiuro.
Giungono altri commensali, senza preavviso. Altri chiamano per una prenotazione e io li accolgo, senza battere ciglio. Siamo quasi alla frutta.
Poi arrivi tu, a capotavola, vestita di sincerità e ornata di candide buone ragioni. Mi innervosisco e ti caccio fuori dalla sala. Non è una bettola adatta alle signorine, questa...
Ma poi, i piatti, chi li lava?
lunedì 16 novembre 2015 0 commenti

L'itagliano medio

L'italiano, singolare esemplare d'europeista malriuscito, all'atto della nascita si incorpora entro i canoni della tradizione della pastasciutta senza difficoltà alcuna. Sanfasò per eccellenza e perfettamente integrato nel mondo del luogo comune, si serve della sua conclamata intelligenza per dimostrare nel modo migliore la sua sconfinata ignoranza, frutto di pochi anni d'involuzione fra i salotti della D'Urso e le puttanate della De Filippi.
L'italiano medio è sempre aggiornato sulle questioni d'attualità e Studio Aperto lo sa, Mattino Cinque lo sa, Pomeriggio Cinque lo sa, Quinta Colonna lo sa, Domenica Live lo sa. L'italiano medio si ciba di notizie dell'ultim'ora, fa l'opinionista al bar dello sport, l'allenatore di calcio e il Ministro per gli Affari Esteri, commenta, ostenta una inspiegabile conoscenza delle tortuose vie del complotto, fra scie chimiche e carni cancerogene.
-Lo sapevo io, te lo dicevo io, avevo ragione io- sono le tipiche espressioni dell'italiano medio. Perché all'italiano medio non la dai a bere, lui svela gli inganni prima che si palesino, sente puzza di bruciato ed è costantemente alla ricerca della verità. L'italiano medio non ha bisogno di documentarsi, sa come muoversi fra le sterminate vie della storia, passata presente o futura che sia. L'italiano medio era presente durante le Crociate cristiane, c'era quando venne scoperta l'America e ricorda bene anche le fasi cruciali della battaglia di Waterloo; cita sapiente le ultime parole famose, del Duce, di Garibaldi, di Dante, di Shakespeare, perché è attraverso le grandi massime dei grandi uomini che l'italiano medio dimostra il suo spessore.
L'italiano medio vota Salvini, chiude le frontiere e dopo le stragi di Parigi sostituisce la sua foto profilo su Facebook col tricolore francese.
L'italiano medio è nato nel lato del mondo civilizzato. Piange i suoi morti, quelli limitrofi o che hanno la sua stessa passione per gli U2. L'italiano medio alza il volume del TG quando i morti sono più lontani dello stretto di Gibilterra, poi abbassa lo sguardo, finisce i maccheroni e va a letto.
L'italiano medio ha bisogno di visualizzare un nemico. L'ISIS, la religione, l'invasore, il rom, lo stato, la banca, gli OGM, le multinazionali, i condoni edilizi o i preservativi scaduti, perché deve sempre sapere contro chi puntare il dito ed è sempre colpa di qualcun altro. E se piove? Governo ladro.
Se indichi la luna, l'italiano medio guarda il dito e ti smalta le unghie, come solo ClioMakeUp sa fare. E che ne dici del mio nuovo trucco? 
L'italiano medio, caro vecchio benpensante bontempone dalla camicia sporca di sugo di fantozziana memoria, ha tutte le carte in regola per far parte della società moderna. Non ha grilli per la testa, gli basta che ce li abbiano gli altri. Per il resto, può sempre condividere un link, tanto chi se ne accorge se sono stupido?
martedì 10 novembre 2015 0 commenti

Mercante in fiera

Senza che ci venga chiesta opinione di genere, troviamoci gettati in un mercato fatto di carne ed ossa, vagando senza meta alcuna, osservando e valutando merce d'ogni sorta o maniera. Fra strade strette e incroci privi di semafori, la precedenza è di chi se la prende, di forza se necessario, non riuscendo a distinguere gli odori e i mille gusti delle bancarelle degli uomini.
Alcuni mettono in bella vista la propria merce migliore, altri se la cantano e se la suonano, spacciando emozioni prive di garanzie ma vendute a peso d'oro. A beneficio del rischio, per paura d'essere semplici viandanti, spinti dalla curiosità intratteniamo questo o quell'altro mercante, richiedendo i suoi più saporiti favori, freschi se possibile, dal produttore al consumatore. E inizia la compravendita, trattando al ribasso, sperando di portare via un alito di vita ai nostri concorrenti. Sogni, ambizioni, gioie e desideri, pezzi d'antiquariato vecchi quanto l'amore o il tradimento, in una fiera di relazioni che si rinnovano, illusi di rifarci il guardaroba mentre vestiamo dei medesimi stracci gli scheletri che dimorano negli armadi. 
Nel fantasmagorico e multiforme mercato dei rapporti umani una sola moneta di scambio rende possibile la compravendita d'anime: il tempo. Alcuni si adattano alle leggi della domanda e dell'offerta, vendendo e acquistando senza cuore, bilanciando bene entrate ed uscite. Altri regalano senza difetto né guadagno, dilapidando gioie e sorrisi incondizionatamente. Per essi non esiste altro riconoscimento che quello di amici.
Altri giocano la carta della seduzione, donne fatali per uomini assuefatti ai piaceri della carne. Natiche gustose e seni turgidi, una mano sul membro e l'altra sul portafogli, se godi ad occhi chiusi non rivendicare garanzie, incosciente fra le cosce d'una misera cartomante che maledice il futuro e ammalia il presente.
Balocchi e caramelle, prendi due e paghi uno, prendi tre e paghi quattro. Fiuto inganni fra le essenze profumate dei commercianti d'aria fritta, imparando a comprendere le immanenti abilità di codesti parolai, tessitori di insidie e tranelli, vincitori immorali d'una vita che non è obbligata a premiare chi è giusto.
Quasi abbellisco la mia tenda ed espongo la mia merce variopinta, bedda ri fora e tinta ri rintra!
venerdì 25 settembre 2015 2 commenti

Buongiorno

Suona fredda e meccanica, puntuale come sempre, la sveglia mentre si fa strada fra sogni infranti e sudati d'una notte di mezza estate. Metto i piedi per terra. Sul pavimento freddo è già arrivato l'inverno. Un occhio chiuso e l'altro aperto, bevo un'altra giornata a piccoli sorsi, senza fretta, mentre sbaglio mira e di traverso piscio fuori dal vaso. Lavo le mani e la faccia, infilo l'indice in una narice ma non ne cavo un ragno dal buco. Provo col mignolo e qualcosa trovo. Lavo le mani e la faccia, di nuovo. Sgrasso via dalla mia pelle le ultime tracce unte e putride della notte mentre l'odore fresco del mattino mi lusinga.
Do gas e accendo, caffè. Sale, lentamente, emana un senso di placido torpore che avvolge le membra, non le eccita, ma le carezza. Bevo, nero e amaro, aggiungo il latte, bevo, mulatto e amaro, aggiungo ancora latte, bevo, bianco e amaro. C'è ancora tempo per fare tardi, accendo la TV. Una vita poco incline al rispetto verso se stessa spinge al massacro fra uomini, mentre certe donne partoriscono i semi della nuova follia del domani. Altri giacciono in fondo all'oceano e io cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente.
Uova marce e succo d'arancia, marmellata di pesche e vecchi ricordi mentre penso fino a sei cose impossibili prima di colazione. Mi guardo bene dal masticare ogni boccone e deglutisco con prepotenza le parole pensate e mai dette del giorno prima. Spengo la TV.
Torno in camera, tolgo il pigiama e mi guardo allo specchio. Riflesso, rifletto. Una grossa protuberanza bianca sul petto, pollice contro pollice, schizza via una materia informe e gialla, di cattivo gusto e perversa, epurata adesso, libero dal male, mentre conto i brufoli e gli amici che mi restano. Alcuni li tengo, sembrano immaturi, come me.
Mi vesto, d'elegante quotidianità. Banale come ieri, forse illuso oggi, con la speranza che andrà meglio domani, disperato per quel ciuffo indomabile sulla testa che mi precluderà la possibilità d'arrivare sul tetto del mondo.
Deodoro, mi alito in faccia e mi sputo in un occhio. Metto un calzino bucato, lo nasconderò dentro una scarpa così nessuno scoprirà il lato oscuro e fallace della mia coscienza. Lo saprò soltanto io, solo io, mentre più cammino e più si rincorrono le bugie.
Armi e bagagli, chiudo la porta alle mie spalle ed esco. E' un nuovo giorno, oggi andrà meglio, ne sono certo. Metto le mani in tasca... dove avrò messo le chiavi?
giovedì 3 settembre 2015 0 commenti

L'albero alogico

Per quanto improponibile possa sembrare la loro convivenza, Giusto e Sbagliato albergano tutt'ora fra le stanze di un'antica dimora, nascosta ai più da un'entità chiamata Beata Ignoranza, ma la via verso la Scelta è senz'altro d'obbligo per ogni essere vivente.
E' d'uso comune considerare Giusto il più affidabile dei due fratelli, ma non è sempre detto che scegliere Giusto sia la scelta giusta da fare. L'irrequieto Sbagliato, è risaputo, ha un insano quanto affascinante senso dell'irrazionale, vittima dei propri istinti e stimolato dall'impulso, gioca col fuoco e ne rimane ustionato, con piacere. L'Errore che ne segue, fratellastro, lo rende tuttavia capace di discernere fra Bene e Male, parenti serpenti, mentre nonna Esperienza si propone con garbo di toglierlo dai guai qualora si renda necessaria la sua presenza.
Alcune anime timorose, o forse semplicemente pigre, s'avvalgono della facoltà di non rispondere delle proprie azioni, mentre lasciano a Dubbio, figlio unigenito di Beata Ignoranza, il beneficio di non decidere, rimandando la Scelta per paura di essere dalla parte di Sbagliato o Giusto, i quali dopo essersi uniti in un gioco d'orgie e incesti a Scelta, generano rispettivamente Torto e Ragione.
Se credete che fino a questo punto le cose non si siano complicate abbastanza, dietro Giusto e Sbagliato, alle spalle di Torto e Ragione, oltre Beata Ignoranza e Dubbio, a capo dell'Esperienza, quest'opera dei pupi viene giostrata da due entità ben più potenti da cui tutto deriva: Corpo e Mente. L'uno, Corpo, totalmente assuefatto da se stesso in quanto carne, è vittima di ormoni ed alchimie, generato dall'animalesco impulso del prosieguo della specie. L'altra, Mente, è senz'altro ponderata nelle scelte, medita, rimugina, rielabora e considera, osservando le stelle prima di salpare verso mari ignoti. Ma se il pensiero richiede tempo l'attimo sfugge e l'amaro in bocca è tipico in queste occasioni.
Vi chiederete a questo punto cosa occorre per fare la Scelta giusta. Nulla. La Scelta esiste dopo la sua stessa nascita, non prima. Non c'è Giusto né Sbagliato, Torto o Ragione, né si genera Scelta se prima non viene concepita. Vivere a priori ci rende immuni alle convenzioni. E' allora ben più saggio abbandonarsi al corso delle cose, piuttosto che porre dei limiti alle proprie opportunità di Scelta, finché esse non si palesino come tali.
mercoledì 15 luglio 2015 0 commenti

Un...inverso

Nell'uninverso non occorre dare un senso alle cose, ma sono le cose che tendono a perdere di significato. Non sono gli uomini a correre dietro alle donne, ma sono le donne che corrono dietro agli uomini (e non per via del conto in banca).
Nell'uninverso la fetta di pane imburrata cade sempre dal lato del pane e chi ha il pane ha i denti, in ogni caso.
Nell'uninverso chi trova un amico non trova un tesoro perché Carminati e Buzzi sono due umili secondini di guardia al carcere di Rebibbia. Nell'uninverso l'ISIS (Islamico Stato Impegnato nel Sociale) raccoglie fondi per la costruzione di scuole e ospedali in Siria e in Iraq, oltre ad avere un ruolo fondamentale (non fondamentalista) nella salvaguardia e nella tutela dell'arte e dei musei.
Nell'uninverso Grecia ed Euro escono insieme da anni, hanno in mente di sposarsi e di avere dei figli.
Nell'uninverso Salvini gestisce una Kebabberia a Scampia con l'amico d'infanzia Abdul. Sono conosciuti in zona per il loro curioso mezzo di trasporto: una ruspa.
Nell'uninverso si dimagrisce mangiando e si ingrassa facendo sport ed esercizio fisico. Nell'uninverso Brunetta gioca a basket, Gasparri non è strabico e Grillo fa politica pur essendo un comico.
Nell'uninverso i laureati non trovano lavoro e le soubrette fanno carriera. 
Nell'uninverso si passa col semaforo rosso e se scatta il verde, pure. Nell'uninverso se nasci quadrato puoi anche morire tondo e se nasci tonto potresti chiamarti Antonio, di cognome Razzi.
Nell'uninverso i centri commerciali restano aperti anche la domenica, i posti riservati ai disabili sono per la gente sana e per gli insani di mente riservano posti in un parcheggio chiamato Montecitorio.
Nell'uninverso i migranti tornano a casa dopo le ferie, le case chiuse sono aperte e i treni partono sempre in orario.
Nell'uninverso gli ultimi saranno i primi e potranno pure ridere senza essere ultimi.
Nell'uninverso è il sole a girare intorno alla terra, le colline sono in fiore e l'erba del vicino è davvero buona.
Ma voi che ne sapete dell'uninverso se c'è ancora chi si ostina a chiamare realtà la mera finzione...
martedì 16 giugno 2015 4 commenti

Elogio dell'idea

Accoccolata in un angolo di cuore, può rimanere in silenzio per anni, anonima, senza rivelarsi. Durante il periodo d'incubazione non fa altro che fortificarsi assorbendo linfa vitale senza che l'ospite si renda conto della sua presenza. Allo stesso modo di altri morbi più comuni, non siamo noi a decidere di cosa ammalarci. Possiamo renderci vittime tramite l'esposizione casuale ad un determinato ceppo o semplicemente nascere con il seme stesso dell'idea da cui verremo manipolati.
Sarà poi un tripudio di colori ed emozioni. Un vortice di ormoni e particelle impazzite, scariche elettriche e neuroni propulsori d'un moto elegante di gesti che tendono verso un unico scopo: l'idea.
Dalla nascita dell'idea alla sua realizzazione si passa per la Via Lattea. L'idea non ha fretta, aspetta. L'idea non è presuntuosa, rispetta. L'idea non ha pretese, diletta. 
Può rivelarsi sotto la doccia, alla fermata del bus, poco dopo cena o prima di pranzo, in montagna o al mare, allacciandosi le scarpe o scrutando l'orizzonte. In qualsiasi istante essa si manifesti, dalla nascita del morbo fino allo sfogo, l'ospite non avrà tregua. Ogni sua azione, pianificata o meno, sarà gestita e controllata secondo il fine ultimo dell'idea. L'idea stessa si renderà protagonista nella vita dell'ospite, esortandolo giorno dopo giorno a compiere la sua volontà centellinando per lui piccole dosi di soddisfazione al compimento del finanche più piccolo passo verso la meta. L'idea non sa di essere tale, né si riconosce come tale. Non sa d'essere vittoria o sconfitta, fallimento o successo. L'idea basta per se stessa e si fa da sé. Neanche la più grande delle idee sa di essere grande finché non lo diventa ed è questa la benedizione più grande della sua natura maledetta: l'inconsapevolezza, l'immanente ignoranza metafisica e trascendente che fa di un'idea l'assoluta negazione di se stessa. Non capire perché, non conoscere il motivo per il quale oltre la follia e lo sforzo sovrumano si decide di accompagnare la propria vita ad uno scopo tanto inutile quanto importante, negando e affermando allo stesso tempo che tutto inizia e finisce con l'idea.
L'idea inneggia alla passione, la invoca e la fa sua. La incita e la spinge a palesarsi, a farsi carne e cuore nelle membra e nella mente di chi la custodisce. L'amore per le arti, le discipline, i giochi, le scienze, le follie, la natura, la scultura, la pittura, il canto, il ballo, i tappi di bottiglia, le schede telefoniche o le figurine dei calciatori, le bambole di porcellana o i soldatini di piombo, la corsa campestre o gli scacchi, il salto in alto o nel vuoto. Non ci sono idee più giuste di altre, esiste solo quella meno sbagliata per l'ospite che la cura. E dalla sua nascita fino alla morte non ci sarà energia del mondo o del suo stesso universo che non sia sospinta verso il fine ultimo del suo animo: realizzarsi...
giovedì 7 maggio 2015 2 commenti

Aspetta e sp...ò

ESPOrsi senza freni alla collettività mettendo in una piazza di 110 ettari gli ESPOnenti migliori del nostro più moderno e radicato capitalismo non può che suscitare un'ipocrita quanto violenta reazione in coloro che per un giorno si fanno paladini dell'ingiustizia. 
Chissà cosa provano quelli che stanno dall'altro lato della barricata, con i manganelli in mano, tesi come corde di violino pronte a spezzarsi rischiando di perdere definitivamente il controllo della situazione, menando fendenti che a tratti richiamano all'ordine e a tratti sanno di legnate ingiustificate. 
Chissà poi cosa provano quegli altri che le barricate le sfondano, mentre a fatica leggono "POLIZIA" su uno scudo, "GUCCI" su una vetrina e "UNICREDIT" su un bancomat. Bastano così poche lettere per eccitare i loro sensi che nemmeno Cicciolina agli albori del porno avrebbe saputo far di meglio. Ed eccoli che partono, sull'onda del testosterone e delle "emozioni", brandendo per le mani qualsiasi oggetto gli capiti a tiro come arma di giustizia e rivalsa sociale, presi come sono dai loro princìpi che addirittura non si accorgono di calpestarli.
Chissà ancora cosa provano i gentiluomini davanti alle TV mentre i TG mandano in onda le immagini degli scontri. Chissà cosa provano quando intravedono una Audi A4 con il parabrezza frantumato e i vetri sfondati mentre con il gelo nel petto abbassano lo sguardo e leggono sulla targa delle lettere familiari. Un lusso, certo, ma quanti sacrifici, crescendo fra le capre di papà e raggiungendo la vetta sociale dopo anni di studi e umili lavori. Ma a volte ci lasciamo raggirare dall'abbondanza, perché siamo così abituati all'idea che nella ricchezza ci sia malaffare da far passare come lusso ancor più grande perfino l'onestà.
E ancora, chissà cosa provano le madri a cui basta anche solo uno sguardo per riconoscere i propri figli attraverso un passamontagna, maledicendo il giorno in cui venne innestato quel seme così reietto e balordo. Guardalo quel misero scarto d'ignoranza mentre corre per le strade, incendia l'immondizia e lancia molotov. E pensare che fino a vent'anni fa mi chiedevi di leggerti le fiabe prima della buonanotte. Forse non avrei mai dovuto raccontarti quella storia sui bambini abbandonati nel bosco. Dovevo portartici.
Ma mentre da questa parte dello stivale storie d'ordinaria follia urbana si fanno spazio fra i notiziari, lungo il Mediterraneo si ESPOrtano vite umane, black, sì, ma senza bloc. Anche da quelle parti si manifesta, ma da loro si fanno le cose in grande. Non incendiano i cassonetti ma lanciano granate, non usano i manganelli ma ci sono tiratori scelti sui tetti e se ti catturano non ti processano davanti ad una corte in giacca e cravatta. Al massimo ti torturano, se hanno tempo da perdere...
lunedì 13 aprile 2015 0 commenti

La firma

S'alzo di buona lena alle prime luci del mattino, nonostante si fosse ripromesso la notte precedente di dedicare quel giorno di riposo alle attività che più lo rallegravano.
Un sole pigro a stento si levava sul cielo terso mentre qualche pallido e umile raggio di luce filtrava fra le tende della finestra.
Dopo una magra colazione si vestì di tutto punto alla maniera di chi non si cura del tempo che passa e fiero del proprio gusto s'ammirava allo specchio senza mai guardarsi negli occhi per paura di non riconoscersi in quel miracolo d'eleganza. Faccia lavata.
Spalancata la porta di casa, l'aria birbante del mattino gli accarezzò le guance che per tutta risposta arrossirono non per il freddo ma per la gioia d'essersi finalmente destate dal sopore della notte.
A passo lento s'avviò verso la banca, scrutando con dovizia di particolari il mondo frenetico che lo circondava lungo la via. Da un lato certi spensierati scolaretti animavano il passeggio, dall'altro alcune donne di casa con foga schiantavano i tappeti contro il marciapiede.
Nonostante fosse arrivato in tempo a destinazione, altri clienti prima di lui avevano già preso parte alla fila verso lo sportello. Poco male, pensò. Si mise a sedere e iniziò a sfogliare un quotidiano con notizie fresche di giornata. La borsa cede il... La procura indaga... 53... Scandalo in regione (sai che novità, che vergogna, dove andremo a finire)... 54... Scoperto il gene che causa l'alopecia... 55... Arrestato (finalmente, sporca canaglia)... 56!
Era il suo numero. S'alzò di scatto, posò il giornale e s'avvicinò allo sportello.
Stavolta la burocrazia non pose limiti alle sue richieste e con i documenti giusti alla mano, intendendosi subito con l'impiegato, velocemente slegò i vincoli e con l'approvazione dell'alto consiglio dopo aver calcolato il coefficiente di reddito in base alla rendita catastale dell'immobile moltiplicato per il numero di membri del nucleo familiare ottenne la concessione edilizia senza dover rinunciare all'usufrutto dei beneficiari.
"Abbiamo quasi finito. Una firma qui"
Firma
"Un'altra qui..."
Firma
"Una qui..."
Firma
"Qui..."
Firma.
"Ne abbiamo dimenticata una. Eccola..."
Firma. E ad ogni firma la sua mano tracciava un solco diverso sulla carta.
Firma. Gli scappò una lettera.
Firma. E continuando a riscrivere il suo nome in mille modi diversi gli sembrò di frantumare la sua coscienza e le sue certezze.
Firma. Ancora.
Firma. Ancora diversa. E mi ricordo. Questa volta ho sbagliato perché mi ricordo di quando gli promisi che sarei andato a casa sua..
Firma. Diversa. Ma in quell'occasione non era colpa mia..
Firma. Ma guarda la lettera "E" com'è venuta aperta. Sembra così arrogante.
Firma. E ancora, ancora, mentre la sua identità si ribaltava lungo i tratti dell'inchiostro quasi a voler testimoniare contro la sua labile personalità.
Firma. E non gliene veniva una identica all'altra. Sempre diverse.
Firma.
"BASTA, abbiamo finito! Vada via, la smetta!"
Firma. E continuò senza sosta, scarabocchiando il suo nome sulle pareti, addosso ai clienti, sulle sedie e sui tavoli in cerca dell'identica idea di se stesso che in tutti questi anni s'era costruito e che, a ragion veduta, non era reale.
Uscì dalla banca in preda al panico, penna in mano e scrivendo su qualsiasi superficie gli capitasse a tiro. In faccia alla gente, sull'asfalto, sulle porte delle case, sulle vetrine dei negozi. 
Vedendolo così ammattito, un passante si prese la briga di chiamare la neuro.
Il sole adesso era alto in cielo, scaldava a dovere e senza batter ciglio inondava di luce la strada. Una povera vecchietta trovatasi per caso nei paraggi si sputò sul braccio tentando con energia di cancellare via dalla pelle le ultime tracce d'inchiostro...
giovedì 19 marzo 2015 2 commenti

Ordinaria amministrazione

-Ciao. Prego. Accomodati pure. Dimmi tutto...
-Vorrei rassodare le gambe, tonificare i glutei e snellire i fianchi...
-Diecimila euro li vuoi?
-Li accetterei volentieri. Scherzi a parte, potresti prepararmi una scheda?
-Certo. Sono qui per questo. Scaldiamoci un attimo e poi diamo un'occhiata agli esercizi...

-Allora, hai problemi fisici particolari, muscolari o articolari?
-Purtroppo si. Ho lesionato i legamenti delle ginocchia per via di un brutto incidente, ho da poco finito il percorso di riabilitazione ma dovrò subire altri interventi all'anca. Sono stata fortunata. Lui...

-Ciao. Pierpaolo, piacere...
-Ciao. Non capisco bene italiano...
-Di dove sei?
-Ucraina. Sono tornato da poco in Italia. Lì situazione molto dura.
-Ho sentito. Cosa sta succedendo?
-Io tornato qui insieme a miei genitori. Adesso faccio scuola qui. C'è guerra di merda là. Io ho fatto soldato per quasi due mesi. Loro dato un fucile in mano a me, io dico loro che non so usare, io mai sparato in vita mia, ma loro dicono che tutti devono proteggere Paese. Io non voglio più tornare là.

-Ciao. Ma che fine hai fatto? E' da una vita che non ti vedo!
-Ciao terrone. Lo so, ma ultimamente gira male, sto tornando a respirare solo adesso.
-Cos'è successo?
-Ma nulla. Purtroppo non lavoriamo più come una volta e non ci commissionano abbastanza ordini. Hanno licenziato parecchie persone, altri soldi sono stati gestiti male, mi capisci, e purtroppo per molti mesi non abbiamo ricevuto lo stipendio. Io sono stato fortunato, ma sai com'è, famiglia alle spalle, due figli, uno all'università e un altro al liceo, in qualche modo bisogna andare avanti. Ho trovato un secondo lavoro che mi impegna anche la notte, al mattino torno in fabbrica e rientro a casa distrutto.
-Ci credo. Mi spiace, sono tempi bui. 
-Da un giorno all'altro faccio le valigie e scappo via. Maldive, Bahamas...
-Vieni in Sicilia. Il sole c'è, le spiagge pure e di lavorare non se ne parla...
-Ottimo! Quando si parte?

-Allora, tieni le gambe divaricate alla larghezza delle spalle, le punte dei piedi sono leggermente rivolte verso l'esterno e spingi. Sta' attento, non estendere la gamba fino in fondo. Ok. Torna alla posizione di partenza e ricomincia. Ok. Tre serie da 15 ripetizioni.
-Sembra leggero...
-Possiamo aumentare un po' il carico. Lo faremo gradualmente, dato che hai attraversato un lungo periodo di inattività procediamo con calma. Ma cos'hai fatto in tutti questi mesi?
-Lasciami stare, che se ci ripenso mi viene da piangere. L'ultimo anno è stato il più bello della mia vita. Problemi al lavoro, problemi con le donne, alla fine sono esploso. Ho mollato tutto e sono partito, da Saint Jean Pied de Port fino a Compostela.
-Wow, hai fatto il cammino di Santiago?
-Sì. E' stato bellissimo, una delle esperienze più importanti della mia vita. Ha segnato un punto di rottura col passato, non hai distrazioni, sei solo con te stesso e ti forma, sia a livello umano, sia sul piano morale. Assapori con calma ogni gesto, ogni passo, ogni secondo vissuto a contatto col nulla e col mondo intero, vedendone di tutti i colori o rischiando di piombare nel più oscuro oblio. Dovresti andare, tutti dovrebbero andarci...
-Ok. Seconda serie...

-Bene, bravo. Continua, un'altra ripetizione. Stop. Sei carico oggi.
-Non immagini. Sono incazzato nero con mia moglie.
-Dovrebbe farti incazzare più spesso allora.
-Non parliamo di mia suocera poi. Ti sembra possibile che debba ancora stare in casa con noi? Non riesco a gestire la figlia e dovrei sopportare pure lei? Come se non bastasse il mio capo vuole che rientri prima al lavoro. Ci sono delle pratiche da sbrigare e sono rimasto indietro. Tu non hai bisogno di una moglie?
-No grazie. Ho un bonsai.

-State calmi! Che succede?
-Guarda se devo stare ancora a sentire dei comunisti vecchio stampo come questo qui. Fai dei discorsi senza senso. 
-Ma i sindacati...
-Lascia stare i sindacati. Hai sentito Renzi l'altra sera? Questo ci incula tutti e voi non l'avete ancora capito, con quella faccia da babbeo che si ritrova...
-Era meglio Berlusconi che...
-Certo. Io lo stimo molto, sia come imprenditore che come uomo politico...
-Non ti rispondo nemmeno...
-E poi il patto del Nazareno...
-Scusatemi, vi rubo solo i manubri da 30kg e vado via...

-Ciao!
-Ciao!
-Sei nuovo?
-Sì.
-Dimmi pure.
-Volevo solo sapere dov'è il bagno.
-In fondo a sinistra.
-Grazie...

-Cazzo, guarda quella, carina...
-E' un uomo, però se proprio ti piace controllo il numero sull'anagrafica...
 
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