giovedì 13 settembre 2012

Dannati a tempo indeterminato

Non è un'offerta di lavoro. Vorrei tanto esservi d'aiuto in questo senso, ma purtroppo i contratti di cui parleremo nel mio post non prevedono retribuzione alcuna.
In queste ultime settimane ho avuto stretti rapporti col demonio. Non abbiate paura, non è necessario un esorcista, mi sono semplicemente dedicato (anima... e corpo) al "Faust" di Wolfang Goethe. Proprio oggi ho finito di leggerlo e, giusto per rincarare la dose passando dal libro al grande schermo (in bianco e nero), ho guardato "la bellezza del diavolo", un film di René Clair, anno 1950.
Nonostante le immancabili incongruenze in alcuni casi necessarie fra il libro ed il film, entrambe le opere narrano la storia del Dott. Faust, uomo di scienza, sapiente filosofo, conoscitore delle più nobili arti, laureato e in cerca di lavoro. No. Aspetta. Siamo nel secolo XVIII. Laureato e rispettabilissimo docente universitario.
I lunghi anni trascorsi sui libri, l'età che avanza e la vita che sfugge via, suscitano in Faust un senso d'inesorabile insoddisfazione lasciandogli in bocca l'amaro retrogusto di chi ha per decenni ricercato il sapere assoluto senza godere del sale della vita. Chiuso nel suo studio, vivendo attimi di profondo malessere, Faust attira il diabolico fiuto di Mefistofele, servitore di Lucifero e malvagio tentatore, il quale gli propone di vendere la sua anima in cambio del raggiungimento del più alto sapere e dei segreti della Natura.

FAUST: "Se ma i verrà il momento in cui io, appagato, mi adagi sul letto del riposo, la sia tosto finita per me! Se lusingandomi potrai mai così illudermi che io mi compiaccia di me stesso, se coi godimenti potrai così ingannarmi, sia quello il mio ultimo giorno! Ecco la scommessa che t'offro."
MEFISTOFELE: "Accettata!"
FAUST: "Ecco la mano. Se mai dirò all'attimo fuggente: Arrestati! sei bello! tu potrai mettermi in ceppi: sarò disposto a perire; e allora la campana suoni pure a morto, sarai esentato dal tuo servizio, si fermerà il pendolo, cadrà la lancetta, il tempo sarà conchiuso per me."

Questo è uno dei due capisaldi attraverso i quali si articolano e si snocciolano le vicende del Faust. Il libro e il film d'ora in poi prenderanno pieghe differenti, ma vorrei che ci soffermassimo un attimo sulle parole di Faust e sul naturale slancio del suo animo verso le vette più alte dell'infinito. Non è forse la stessa ricerca della soddisfazione ultima delle nostre vite? Non è forse l'entelechia verso cui tende ogni singolo attimo della nostra esistenza?
Lo "streben" (l'ambizione, il "tendere verso il gradino successivo dell'appagamento") ha da sempre caratterizzato il fine ultimo delle nostre azioni. E' un processo senza sosta che, partendo dall'inizio dalla preistoria con le più banali scoperte dell'evoluzione umana, giunge fino ai tempi moderni, figli dello stesso desiderio di superamento identificabile nel progresso.
Oggettivamente parlando, è riconoscibile in ogni campo di ricerca e di studio: scienza, medicina, tecnologia, arte, architettura, telecomunicazioni e così via. Parlando di "ricerca del risultato", non mi sentirei d'escludere nemmeno lo sport (vedi "dopati di vita").
Soggettivamente parlando, è ancor più evidente nella costruzione del nostro personalissimo futuro: nascita, crescita, scuola, diploma, laurea, certificazioni, corsi, master, stage, studio, lavoro, studio, lavoro, stipendio, studio, lavoro, stipendio, famiglia, soddisfazione, appagamento, tensione verso l'alto per GODERE dei propri attimi e poter dire come Faust "arrestati! Sei bello!".

FAUST: "Oh, come vorrei vedere questa folla brulicante, come vorrei stare in terra libera fra una libera gente. Allora potrei dire all'attimo fuggente: «Arrestati! Sei bello!»"
MEFISTOFELE: "Nessuna gioia lo aveva appagato, nessuna felicità gli era bastata, sempre anelando a nuove forme di possesso; e poi spunta un ultimo istante, mediocre e vuoto, e il pover'uomo anela a trattenerlo per sempre. Ecco colui che mi ha resistito sì fieramente: il tempo lo ha vinto, giace sulla terra il vecchio. L'orologio si è arrestato."

Questo è il secondo caposaldo della narrazione. Il "genuss" (la gioia, il piacere, il godimento) a cui anela Faust-umanità rappresenta l'interruzione, l'arresto di questo continuo e irrefrenabile ritmo ascensionale per poter finalmente vivere il proprio tempo nella gioia della soddisfazione. Ecco. Sapete meglio di me che questa condizione non è verificabile nel progresso attuale in cui siamo immersi e, a ragion veduta, mai potrà essere plausibile nel futuro che ci attende. Parallelamente alla sorte di Faust, tagliare il traguardo significherebbe raggiungere la fine del nostro tempo (o l'inizio di una nuova, statica vita, conclusa per scopi e obiettivi).

MEFISTOFELE: "Oh, che qualunque cosa facciate siete perduti, o uomini! Gli elementi sono congiurati con noi e tutto tende all'eterno nulla!"

Un contratto a tempo indeterminato esiste e l'abbiamo sottoscritto tutti quanti, non forse direttamente col demonio, ma con noi stessi. Il fine ultimo, l'appagamento, la soddisfazione dell'animo, a qualsiasi costo e a qualsiasi prezzo. La ricerca ultima della felicità per godere dell'attimo. Ma è proprio durante questo stesso percorso ascensionale che "la gente non si accorge mai di avere da fare col diavolo, neppur quand'esso la tiene per il colletto".

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5 commenti:

Andrea ha detto...

complimenti davvero! In realtà a costo di apparire snob non generalizzerei così sull'intero genere umano. Molta gente ( e non so se invidiarla o compatirla), questa continua tensione non riesce prorpio ad avvertirla e si illude di una serenità che è solo mancanza di stimoli e curiosità e di quel continuo chiedersi "che altro...?"

Artemisia1984 ha detto...

Bellissimo post!

Mi rivedo molto nelle parole di Mefistofele : '' ...nessuna gioia lo aveva appagato, nessuna felicità gli era bastata....'' .
Leggendo su, il commento di Andrea , nella parte in cui parla della tensione che molta gente non riesce nemmeno ad avvertire non sapendo se invidiare o compatire queste persone, io opto per invidiarle.
Il senso del nuovo, della conoscenza...non li sfiora nemmeno , e questo fa si che vivano la loro vita in modo sereno e tranquillo, che siano nella loro esistenza limitata e chiusa, completamente felici.
Una felicità piena data dal non sapere cosa c'è dietro a tutto, cosa c'è fuori dal piccolo mondo che li circonda.
Chi esce dal proprio recinto, invece...è spinto a andare sempre oltre, ma anche quest'oltre ha un limite umanamente non valicabile che lascia, appunto , uno stato di insoddisfazione.

Bl4cKCrOw ha detto...

Scusate se rendo unico il mio commento, ma sollevate entrambi lo stesso problema. Non posso dire d'essere d'accordo con voi, ma non sono nemmeno sicuro di poter dire il contrario.
Da un lato Andrea ha tirato in ballo tutti coloro che, secondo lui, non possiedono né sentono la necessità di dover tendere verso una sempre migliore condizione della propria esistenza. Non sono un tipo che generalizza spesso e il mio relativismo assoluto è facilmente rilevabile in alcuni post del passato. Tuttavia penso di poter dire che non esiste sulla faccia della terra un uomo che non "desidera".
La condizione di colui che "desidera" porta in grembo il seme dell'animo che tende verso l'alto. Non c'è individuo che non aneli al "di più". Se voi deste al sedicente Soddisfatto il Potere d'avere di più, state certi che non sarà mai sazio. La mancanza dei mezzi è un discorso differente rispetto al fatto di accontentarsi. Faust avrebbe anche potuto farlo ma, ottenuto da Mefistofele il potere di superarsi, ha colto l'occasione senza batter ciglio. Vi riduco il mio punto di vista ad un banale ma chiaro esempio: immaginate un bambino in un negozio di giocattoli. Sa di poter spendere al massimo 50 euro, è tutto ciò che possiede. Su di uno scaffale trova un'automobilina a 50 euro, accanto all'automobilina un bel camion dei pompieri, purtroppo per lui a 100 euro. Dato che i mezzi di cui dispone gli permettono d'avere solamente l'automobilina, piuttosto che rimanere senza nulla, deciderà d'accontentarsi. Questo non gli vieta però di desiderare il camioncino: il suo senso d'appagamento si estende aspirando a nuove forme di possesso. Se Mefistofele giungesse in quel preciso istante, firmerebbe. La stessa tensione verso l'alto ce l'hanno i giocatori d'azzardo e gli accaniti del Superenalotto, gli scommettitori e gli schiavi dei gratta e vinci, coloro che giocano in borsa o gli sporadici sognatori della lotteria di capodanno. Chi non sogna in questo mondo non è mai nato.
Per quanto riguarda il discorso di Artemisia (oltre ad essere applicabile il principio di cui sopra) c'è da aggiungere che, come non è possibile sapere tutto e fissare un traguardo, non è nemmeno plausibile che si possa stabilire un livello minimo secondo cui discernere chi porta avanti un'esistenza limitata e chiusa da chi invece ha il senso del nuovo e della conoscenza. A parte questo, il discorso non è da incentrare sulla conoscenza in sé (punto debole di Faust), ma sulla mancanza che, in persone differenti e con scopi altrettanto differenti, può assumere molteplici forme. Mancanza e desiderio, mancanza e desiderio. Questo basta ad allungare lo sguardo verso nuovi orizzonti per il discorso di cui sopra.
Le nostre vite sono in movimento, lo sono sempre state, per tutti, anche se in maniera differente.
Ci si può abituare a ciò che basta, ma non è detto che ci si accontenti...

Sileno ha detto...

"Ci si può abituare a ciò che basta, ma non è detto che ci si accontenti".
Con questa frase hai magistralmente sintetizzato tutto!
Ciao

Bl4cKCrOw ha detto...

Grazie Sileno... E' sempre un piacere ritrovarti da queste parti... Un saluto :)

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