domenica 17 settembre 2017 0 commenti

Sei personaggi in cerca d'errore

Bei tempi quando eravamo giovani, vecchi amici, quando le promesse erano date in saldo, prendi due e paghi uno, in comode rate a interesse zero. E non ce ne fregava proprio un cazzo, infatti, perché domani è un altro giorno e ci penserà il vento, ancora una volta, a spazzare via l'ultimo alito di dignità. Basta un brindisi e tutto passa, un sorriso all'acqua di rose col prezzemolo fra i denti, alla salute di chi ci vuole male e se ci vuole bene, pazienza.
Sul terreno di guerra restano i cadaveri putrefatti delle parole pensate e mai dette. Saranno concime per i condizionali, sbocceranno margherite profumate e le raccoglierà un viandante, poi, per caso o per fortuna, diventerà ciò che hai sempre desiderato o avrà ciò che hai sempre voluto.
Non mi fiderò mai più di chi si tinge i capelli. Mi stai nascondendo qualcosa sotto quella tintura di iodio, cicatrici. Sono capelli bianchi, ma se l'età avanza il garbo indietreggia. Peter Pan si è impiccato, è troppo anche per lui una così arrogante giovinezza che sì, fugge tuttavia, nel tuo domani non c'è saggezza.
Non mi fiderò mai più di chi è taciturno perché il suo silenzio è sempre assenso. Si nasconde dietro un dito e di solito è il medio.
Vorrei una puttana, per favore, che non finga fedeltà, ma che richiami a sé la vanità di essere sempre una ed una sola, zoccola, per sempre, per scelta, non donna di chiesa per un'insensata voglia di equilibrio, squilibrata come sei, quella che non sei non sarai, mai. E allora dalla! Dalla via, scappa via, che aspetti a tornare indietro, squallida falsa copia da museo, brutta cera, non c'è trucco ma c'è inganno, chi si loda s'imbroda, chi si atteggia scorreggia.
Siamo sempre alla ricerca di qualcosa che non ci appartiene, ma che ci lusinga solo perché ne sentiamo l'odore, come di fica, ma non arriva mai, eppure la seguiamo quella scia, incoscienti, arriverà il nostro turno, sento che ci sono quasi, c'è un posto nel mondo, non basta un posto letto, questo spazio mi sta stretto, gli ultimi non saranno i primi se i primi arriveranno per primi, diamoci una possibilità, certe volte ho creduto fino a sei cose impossibili prima di colazione.
In alto i bicchieri e, se permetti, un sorso alla più squallida e triste rappresentazione di te, quando hai smesso di essere ciò che sei dopo che il mondo ti ha detto cosa dovrai diventare. Ma non c'è più bisogno di stringersi la mano. Certi convenevoli sono superati. Secoli di aforismi, poesie e belle parole, poi, disse qualcuno, spiegatemi com'è che sono rimasti tutti stronzi.
sabato 25 febbraio 2017 0 commenti

Fai bei sogni

C'è un posto in un angolo di buio in cui le note grigie della giornata si disperdono e si fanno notte. Un rantolo, il respiro affannato dal fumo e dalla cenere, i polmoni in gola e il fegato rancido, a cuore aperto s'intorpidiscono i sensi e s'annebbia la ragione.
A letto non è mai troppo tardi. Svegliarsi è un privilegio per pochi, quando il torpore dell'oblio coccola le membra non c'è folle che non vi s'abbandoni. Fai ancora bei sogni, la primavera è in ritardo, l'inverno è lungo e gelido. Ma lascia che ti racconti una storia, fatta di cavalli pazzi ed elefanti rosa, su mari di cristallo e lune di corallo. Ho vinto la battaglia di Waterloo e sto imparando a volare. Può di nuovo essere Natale, camino acceso e odore d'arrosto, i regali sotto l'albero e la neve se ne frega. Ti giri un attimo e le perdi sotto le lenzuola, gioie e noie, s'impregnano di sudore e bava, alla bocca. Sulle labbra i segni dei denti, conficcati nelle carni per la rabbia e le parole mai dette, sulla lingua i peli d'un fiore avaro e languido, sulle mani la sadica voglia di tirare il collo alle favole.
Fai bei sogni, se ne hai. Se dormi di stenti l'anima se ne accorge, si ribella e grida pace, l'inferno apparecchia e l'ira si nutre. Ma le prime luci dell'alba s'avvicinano, fai in fretta. Lasciami ancora qualche minuto prima di riprendere coscienza, lascia che mi aggrappi con le unghie e con i denti alle fuggevoli carezze della notte, nel silenzio della mia incoscienza, solo mia, lasciamene un sorso ancora di quell'irresistibile voglia di bere menzogne e follie, nessun raggio di sole dovrà svegliarmi, prima che il sipario cali, un applauso ai figuranti, la sveglia sta per suonare, aspetta, è il momento, ancora un minuto, sta per cadere l'ultima goccia di moccio dal naso, ci sono quasi, la luce è lì che s'inerpica fra le tende e le sottili sfoglie di palpebra che timide si stringono al far della... mattina! 
E' mattina. Apri gli occhi e le pupille ancora non lo sanno. E' mattina. Non ci sono cavalli né elefanti, non è Natale, niente arrosto, gli unici odori sono quelli delle scorregge.
Niente stelle fino alla sera. Sopra la testa un soffitto pallido, immobile, ignora ogni cosa e sta al suo posto. Si abbassa se lo fissi, ti viene vicino e ti urla silenzioso all'orecchio che nel vuoto puoi annegare, se non lo riempi. La prima cosa da fare è la pipì...

giovedì 3 novembre 2016 0 commenti

Fanfare per sordomuti

Certi strumenti tipici del folklore popolare vanno a corde pizzicate, come le chitarre, eccitandosi al contatto con le zone erogene giuste. E sono così banali e insulsi da provocare un suono simile ad un gemito, un orgasmo di falsa speranza che li rende vivi, non per note musicali ma per note di demerito. Ne incontro 3 o 4 alla volta e fanno parte di un'orchestra senza padrone. Li distingui dai tacchi alti e dalla gonna succinta, desiderano un plettro a basso costo, o forse servono due dita per le loro musiche brevi, due note, un LA e un DO bastano, per dar fiato alle trombe.
Sviolinate, a muso duro e occhi dolci, ammorbidiscono le cervella e sciolgono le budella, a cuore stretto, ma a mente lucida, attento! Satana, è lui, stanalo quel diavolo che accarezza e vuole l'anima, prima che un canto di sirena illuda i sensi e inoculi veleno, SI FA SOL del chiasso per l'imminente trapasso. Se godi del momento volgi lo sfintere, per un giorno da leone te ne offrono cento a pecora. E allora, lunga vita al RE! Ché per amore del regno si lascia sfondare senza ritegno.

Rullo di tamburi, è il turno delle percosse, ce ne vorrebbero a centinaia per tutti quei "forse". Sono ancora lì fermi ad aspettare che per loro arrivi il Momento, Audere Semper, solo un tormento. Si buttano o no, FA RE, FA RE, FA RE, FA RE, SI può FA RE, oppure no? Ci penso domani, maledetto babbione, per oggi lasciami, tregua, in un bagno di sudore. La puzza ti confonde. Stai attento. Non viene dalle tue ascelle, guarda bene, si tratta di piscio e sgorga dal tuo pene. Aspetta il miracolo che ti illumini l'ingegno, ma non hai speranze, lo spettacolo è indegno.
Mi sono divertito, qualche rima ed assonanza per descrivere la paranza, discrepanza fra la mia e la tua sostanza, se mi vedi non parlarmi di coerenza, fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute ed apparenza.
Il direttore d'orchestra poi è sconosciuto, ma diteglielo, che non esiste pace migliore per chi fa il sordomuto.
venerdì 15 luglio 2016 0 commenti

La filastrocca degli ormoni

La filastrocca degli ormoni,
tu chiamala se vuoi delle emozioni.

Ho un grande pentolone fatto d'alchimie
chi vuol giocare a prendersi le mie?

Né le vedi, né le tocchi, apri gli occhi!

Ce li han tutti, sia gli adulti, sia i marmocchi.
Ti senti triste, al cuor non si comanda,
sarà solo voglia di calarle la mutanda?
La risposta la conosco, sei un marpione,
tutta colpa dell'uman testosterone.
Se è la rabbia a svegliarti domattina
non urli a caso, la chiamiam serotonina.
Poi ci penso e un dubbio mi attanaglia,
cosa vuoi da me, ormone, mia canaglia?

Vade retro, maledetto cortisolo,

la paura è il suo più mesto ruolo.
Ma se del prossimo avrai gran cura,
l'ossitocina abbonda a dismisura.
La più famosa è quella ricercata,
tutti quanti pensan sia scontata.
Se ti dico che si tratta di endorfine,
la felicità la spacci in vitamine.

Per la scienza son solo storie vere,
c'è un ormone che provoca piacere.

Se me lo chiedi lei è la più divina,

hai capito, si chiama dopammina.



mercoledì 4 maggio 2016 0 commenti

Sicilia, fra barocco e tarocco

Chi l'ha detto che la Sicilia è una terra maledetta?
Incastonata nel Mediterraneo come un gioiello di rara fattura, sfarzoso e brillante, ornato di spiagge dorate e impreziosito dai ricami del barocco. Nell'aria l'incontaminata Natura, benedetta dal profumo di zagara e mandorlo in fiore, si intreccia con i succulenti odori di pietanze che saziano le narici ancor prima di saziare lo stomaco, legati ad una tradizione millenaria che rivela i sapori delle civiltà che furono.
I Siciliani hanno un rapporto particolare con la propria terra. La vivono fino all'ultimo amplesso, nel piacere e nel godimento. Non le mancano di rispetto di proposito, ma hanno il barbaro vizio, forse figlio delle storiche dominazioni dei popoli, di rubarle la verginità dimenticandosi di renderle la dignità che merita.
Alcune volte, oltre al profumo di zagara e arancine, si diffonde nell'aria un pungente odore di merda. L'ho sentito io, da Modena, mentre da Palermo si è propagato lungo la penisola.
Fra i 17 e i 19 anni ho passato un breve periodo sostenendo la mia morale nella ricerca di se stessa. Ricordo che presi parte a delle conferenze sui rapporti fra Mafia e Stato e sul ruolo attivo dell'antimafia nel territorio. Ogni siciliano, in un qualsiasi luogo pubblico, dalle scuole alle parrocchie, viene educato alla lotta alla mafia. Altrove può esserci l'ora di educazione sessuale, come materia extracurricolare di "preparazione alla vita". In Sicilia ci educano alla lotta alla mafia. E succede l'esatto opposto. Altrove, se tanto mi dà tanto, lo faranno senza preservativo.
Mi è rimasta impressa la figura di un personaggino minuto, smagrito, con la pelle incavata sugli zigomi e i baffoni folti. Occhiali squadrati, viso stanco e amareggiato, sguardo spento, vestito da caro nonnino con una giacca marrone dal sapor di passato vissuto. Prese parola durante il Premio Giuseppe Fava (giornalista ucciso dalla mafia, quella vera). Era il 2011.
Parlò un po' di sé, di Telejato, un'emittente televisiva di Partinico (PA), orientata alla diffusione di notizie di giustizia sociale, contro la mafia e le estorsioni, i favoreggiamenti, le speculazioni sul territorio e il degrado della classe politica. Vinse anche parecchi premi. "Reporter" lo inserì nella lista dei cento migliori giornalisti al mondo. Pino Maniaci vive sotto scorta, Pino Maniaci minacciato, Pino Maniaci aggredito, Pino Maniaci simbolo della lotta alla mafia, Pino Maniaci...


E' il 2016. Eccolo, Pino Maniaci. Minacciato non da Cosa Nostra ma dal marito dell'amante. Lui, Pino Maniaci, abile estorsore mentre teneva per le palle il sindaco di Partinico Salvatore Lo Biundo. E ci sono cascati tutti, ma proprio tutti, anche Renzi, che durante una telefonata esprime la sua solidarietà al povero giornalista perseguitato:

M: Sono Matteo Renzi
P: Presidente buonasera
M: Volevo solo inviarle un grande abbraccio e un pensiero di solidarietà..
P: La ringrazio Presidente, molto squisito e grazie del suo pensiero...

Per non parlare poi dei cani impiccati, chiaro segno di minacce mafiose per una persona che ha sempre svolto il suo dovere civico. 


In un macabro gioco di parole, perdonatemi, dietro ci sarà forse lo zampino di Cosa Nostra?
No, semplicemente l'ex marito dell'amante di Pino. Ma Pino risponde così durante un'intervista:

"Lo imputo a quelle che sono le nostre inchieste sul territorio, della città di Partinico dove la cocaina arriva a fiumi [...] Ovviamente dietro a questo giro c'è Cosa Nostra"

Dalle intercettazioni rilevate, emergono particolari inquietanti su presunti lavori offerti alla sua amante per intercessione poco elegante di Pino, detta anche "estorsione". E poi ancora mazzette, minacce, intimidazioni e deliri di potere dell'antimafia che fa scuola (di Mafia).

"Non ce ne sono istituzioni pulite in Italia, hai capito? Sono tutte sudicie, tutti mangiatari e tutte cose inutili, compresa la Dia, la DDA, i carabinieri, finanzieri... e tutti quanti cornuti sono! A me, mettono sotto controllo a me! Uno che rischia la pelle per fare antimafia! Ci sono magistrati corrotti, ladri, insieme con un poco di cose inutili che fanno affari... La mafia dell'antimafia! I veri mafiosi sono loro, non i mafiosi!" (Pino Maniaci in un'intercettazione)

Ammetto d'aver riso tanto, dopo aver letto la notizia stamattina e dopo aver ascoltato le intercettazioni questa sera. Poi è subentrato lo sdegno. Poi la delusione, la stessa che potresti ricevere da bambino dopo aver sentito da un compagno di scuola che Babbo Natale non esiste.
Il barocco siciliano è arte, il siciliano tarocco è un'istituzione o lavora per le istituzioni. E io che pensavo fosse una varietà d'arance...

Vi invito ad ascoltare le intercettazioni: 
lunedì 21 marzo 2016 0 commenti

Dal tasso di ignoranza all'obesità - Resoconto sul nostro stato di benessere psico-fisico

Essendo per lavoro a stretto contatto con il mondo dello sport e avendo a che fare con il pubblico per conseguenza diretta, ho notato alcune rilevanti differenze fra le varie etnie nel modo di avvicinarsi allo sforzo fisico per il mantenimento degli standard di salute propri dell'individuo.
Ho raccolto alcune informazioni in merito considerando i vari aspetti in relazione al Q.I. (quoziente di intelligenza), fattore determinante per lo sviluppo del pieno grado di coscienza della persona, a prescindere dall'ambito di azione in cui esso si manifesta. Premetto che non voglio dimostrare nulla, ho solo ricercato la più banale relazione fra fattori che magari non hanno legame alcuno.

Partiamo dunque dallo sviluppo dell'intelligenza. Purtroppo per noi, uno studio del 2014 pubblicato da "Ipsos Mori" ci colloca in cima alla lista fra i Paesi più ignoranti del globo. 


Ipsos MORI Perils of Perception: Index of Ignorance

Tale indice è stato stilato facendo alcune domande ai partecipanti in merito ad alcuni problemi della società attuale quali immigrazione, religione, disoccupazione, tasso di mortalità, ecc. Sulla base dei dati raccolti, i Paesi più "ignoranti" hanno una percezione distorta della realtà che fonda le proprie basi su un allarmante grado di disinformazione.
Alla domanda, ad esempio, sul tasso di immigrazione ("In percentuale, quanti immigrati credi che ci siano nel tuo Paese?") noi italiani abbiamo risposto dichiarando in proporzione "più del 30%", quando invece i dati reali attestano una percentuale ben più bassa (7%). Colpa dei media?


Dopo aver appurato che secondo lo studio il nostro livello di ignoranza può vantarsi elevato, vorrei considerare un così allarmante grado di incoscienza nell'ottica del raggiungimento del proprio stato di benessere. Se il quoziente d'intelligenza o di scolarizzazione limita lo sviluppo dell'individuo, può esso avere ripercussioni negative sul grado di miglioramento delle proprie capacità fisiche?

In associazione a quanto detto, relazionando le nostre evidenze con il tema dell'attività fisica, uno studio del 2013 condotto da Eurobarometer su commissione dell'Unione Europea per lo "sviluppo e la diffusione dello sport" ha riportato i seguenti dati (il documento è sterminato, vi invito a visionarlo con calma).



Alla domanda "quanto spesso pratichi sport o attività fisica?" il 60% degli italiani ha risposto "mai", attestandosi al quarto posto come Paese più pigro d'Europa insieme alla Romania. Altri dati di natura simile sono stati riportati dallo studio, riconfermando la nostra mancanza di buona volontà nell'impegno sportivo.

Nel dettaglio adesso, vorrei riportare qualche studio ISTAT sui risultati che ha prodotto la sedentarietà, ovvero sovrappeso e obesità.

In soldoni, possiamo ritenerci fortunati rispetto al trend europeo (dato che non siamo decisamente i più grassi d'Europa), ma è importante sottolineare come il grado di persone sovrappeso nel nostro Paese sia in crescita, ma quel che è più importante (rispetto alla nascita della nostra discussione) è che il livello di scolarizzazione media influisce sullo stato di benessere personale.
Oltre questo, il Sud vanta un lieve, seppur maggiore, livello di persone obese rispetto al Nord Italia.

In merito a ciò, allego un altro studio, stavolta del CONI (2014), su "Lo sport in Italia - Numeri e contesto".


Anche qui, è evidente come la sedentarietà sia prevalente nel Sud Italia rispetto al Nord Italia (il Trentino risulta essere la regione con il maggior numero di "atleti" del Paese).
E ancora, l'Istituto Nazionale di Statistica riporta quanto segue:

I “sedentari”, ovvero coloro che dichiarano di non praticare uno sport né un’attività fisica, sono 21
milioni e 400 mila, pari al 38,4% della popolazione.
Le quote maggiori di sedentari si riscontrano tra le donne (il 43,5% contro il 33% degli uomini), tra i
piccolissimi (il 50,5% dei bambini di 3-5 anni) e tra le persone più anziane (si dichiara sedentaria il
51,9% della popolazione di 65-74 anni e il 72,8% della popolazione con 75 anni e più).
I sedentari prevalgono nel Mezzogiorno, dove oltre il 50% della popolazione non pratica né sport né
attività fisica (il 50,1% nel Sud e il 54,1% nelle Isole). Nelle altre ripartizioni geografiche, invece, la
quota di sedentari varia tra il 36,9% del Centro e il 24,8% del Nord-est.
Negli ultimi 5 anni la quota di sedentari è aumentata tra gli uomini (dal 30,9% al 33%) ed è invece
diminuita leggermente tra le donne (dal 44,2% al 43,5%). Con riferimento all’età la quota di sedentari è aumentata tra i 18-54enni, mentre è diminuita tra bambini e ragazzi e tra le persone con più di 54 anni.

Riportando ancora i dati sull'obesità, vi invito a osservare con attenzione la mappa regionale.


Dove saranno mai collocate le persone più grasse d'Italia? 


E dove saranno mai i bambini più grassi d'Italia?

Se c'è relazione o meno fra i dati riportati in merito a Q.I., tasso di ignoranza, scarsa propensione allo sport, sovrappeso e obesità, questo in fondo non lo evidenzieremo forse mai. Tuttavia l'evidenza dei dati riportati, forse, dovrebbe farci riflettere sulle scelte che giornalmente operiamo, in relazione al nostro stato di benessere e a quello dei nostri cari.

martedì 23 febbraio 2016 0 commenti

Buonanotte

Se il giorno ha l'oro in bocca,  la notte si scopre misera e povera, tuttavia garbata, senza la presunzione di dover essere migliore della precedente. Non ha la stessa frenesia delle prime luci dell'alba e non è mai in ritardo, arriva a passo felpato e avvolge con discrezione i sogni e gli umori di un'intera giornata di bugie.
Non osa svegliarti, ma dolcemente carezza le membra fino a renderle stanche, offrendo nel contempo ristoro senza chiederne conto. Smarrisce i buoni propositi e gli impegni, ci ricorda gli sproloqui, le parole mai dette o gli sguardi fuggevoli di chi si innamora e poi se ne pente, aspettando di chiudere finalmente gli occhi per scrollarsi dal groppone il peso delle promesse.
C'è un attimo nell'imbrunire in cui si confondono stelle e cielo, divisi dal destino ma uniti per forza, in un gioco di passioni che tristemente si rinnova, muore e rinasce nell'eterno alternarsi fra oscurità e bagliore.
Non puoi contemplare il sole che acceca e allora volgi lo sguardo, non osare, lascia che si spenga, lentamente e muoia, finché di manto grigio perla si vesta, affascinante come un'elegante matrona d'altri tempi.
Gli ingordi non sentono il peso del sonno, mentre sbadigliano e lacrimano, vogliono stare svegli, ancora qualche minuto, per lavare via dalla propria pelle le parole proferite durante le ore diurne, vomitate, rancide e maleodoranti, usate e poi rigettate, ancora una volta, sperando di non doverle ripetere domani.
Silenzio adesso, senza richieste lecite o risposte di cortesia, sapendo sopiti litigi e incomprensioni, dormi, anche da sveglio se necessario, domani, serra le palpebre e trattieni il respiro, prima che il sole sorga e sancisca l'inizio della fiera, aspettandone la fine.
A ieri dai le spalle, il domani s'erge orgoglioso a un palmo di naso, ma si farà piccolo, piccolo, come un granello di sabbia, adagiandosi sul fondo della clessidra insieme agli altri giorni trascorsi. 
E' stata una bella giornata, adesso che è finita.
 
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