sabato 15 marzo 2014

Capre e cavoli

Da quando certi uomini hanno imparato a riconoscere ciò che è giusto escludendo ciò che è sbagliato, un male di nome "peccato" dicono abbia macchiato le nostre anime. La realtà resta comunque indifferente alle circostanze e non è detto che a giudicar con vergogna certe azioni si abbia sempre ragione, orgoglio dei pazzi.
Nei tempi che furono, menti timorose di un dio fino ad allora impegnato a non esistere sancirono che se peccare è illecito, espiare è cortesia. Purtroppo privi di parola e incapaci d'esprimere il proprio parere, talune capre vennero scelte per essere sacrificate nell'altare del perdono, donando la propria vita in cambio dell'assoluzione degli dei. Da qui il nome "capro espiatorio".
Più che simboleggiare la buona volontà a pentirsi di certi peccati, i capretti scannati avevano il sapore di chi dona pace all'anima propria sapendo d'aver dato la colpa a qualcuno o a qualcosa. Perché fin dall'alba dei tempi abbiamo la necessità di trovar conforto alla nostra ignoranza ed essendo difficile castigare se stessi è facile attribuire alle malefatte sembianze diverse, quando basterebbe guardarsi allo specchio per risolvere ogni dubbio.
Fu un periodo nero per le capre. Adulterio? Capretto. Omicidio? Capretto. Furto con scasso? Capretto. Furto senza scasso? Capretto. Ne gioirono le macellerie e i rapporti sociali: gli uni perché triplicarono le vendite, gli altri perché non si faceva altro nell'arco delle settimane che organizzare grigliate in campagna. Le galere si vuotarono e molti uomini malvagi ottennero la grazia disossando capretti.
Le capre, dopo millenni di vessazioni e stermini, decisero di organizzarsi e in nome dei propri diritti fondarono il BEE (Basta Espiare Eresie). Molti capretti riuscirono a fuggire, altri da martiri si concessero al nemico e vennero immolati in nome del perdono. Gli anni passarono e il numero dei capretti diminuì vertiginosamente finché ne rimase soltanto uno. Lo trovarono impiccato accanto ad un bue e ad un asinello la notte di Natale. Come abbia fatto il nodo scorsoio con lo zoccoletto resta un mistero.
Terminate le capre, i montoni, le pecore e gli agnelli, si passò ad altre categorie d'animali. Poi venne il turno degli insetti, poi i volatili, poi i pesci, ma i peccati degli uomini furono così tanti che ben presto non rimase nessuno, anche se durante il periodo dei pesci si mangiò veramente bene.
Finite le scorte animali restava una sola cosa da fare. Diventare vegetariani.
Abituati alle prelibatezze della carne i cavoli furono amari. Dopo un lungo periodo di consultazioni si decise di istruire alla nobile arte del dito puntato tutti coloro che di mestiere avrebbero espiato i peccati degli altri. Nacque così la prima Università delle Capre, un percorso di formazione lungo 5 anni (magistrale compresa) che sfornò caprette misericordiose pronte a farsi carico delle colpe del globo. 
Fu un successo. Ogni famiglia possedeva un capro espiatorio, ogni partito politico ed ogni dirigenza, ufficio, per l'uso in comune e di coppia, ovunque. A Natale regala un "capro espiatorio", a Pasqua, per il tuo matrimonio, per la laurea di tua figlia, per la maturità di tuo figlio, per il battesimo di tuo nipote, un capro espiatorio è per sempre.
Da allora nessuno si prese più le proprie responsabilità vivendo felice e senza macchie nell'anima. Perché la colpa è sempre... di qualcun altro...

4 commenti:

Sileno ha detto...

Ancora una volta hai, mirabilmente, centrato il bersaglio!
Ciao

chicchina ha detto...

...e saranno cavoli,amari!
Hai reso bene l'idea,come sempre.Ciao

Bl4cKCrOw ha detto...

Ciao Sileno, è bello risentirti... A presto

Bl4cKCrOw ha detto...

Ciao Chicchina... Spero d'averti tenuto compagnia... A presto

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