lunedì 10 gennaio 2011

Ambiguità...

Il Sig. Polidoro era un uomo tutto d'un pezzo. Un uomo tutto d'un pezzo per il singolo che non riusciva a cogliere la sua frammentarietà. Molti credevano di conoscerlo senza sapere che le sue forme erano tanto numerose quanto gli occhi che lo guardavano. Selezionava il suo modo d'essere in base alla situazione in cui si trovava. Tante le maschere che portava, tanti i modi in cui si rendeva vero al giudizio di colui che invece non conosceva la sua falsità. E ci cascavano tutti, proprio tutti. La sua molteplicità era così vasta da annullarsi inesorabilmente. Era così tanto da non essere proprio un bel niente.
Il lunedì, trasandato e puzzolente, spazzava le strade della città. Le vesti strappate, la barba folta e riccioluta, i baffi  ingialliti dal fumo di sigaretta. Gli erano rimasti solamente gli incisivi e qualche canino, la maggior parte dei suoi denti erano marci per la carie. La gente stava alla larga da lui, vuoi per il puzzo, vuoi per la cattiva impressione che dava. Etichettato come buzzurro, rozzo, sporco, lercio, poco di buono. Nessuno gli rivolgeva la parola e lui, sempre in silenzio, cercava di pulire, se non se stesso, perlomeno le strade del suo piccolo paesino. Era il Sig. Polidoro.
Il martedì, elegante e profumato, era un grosso uomo d'affari. Giacca e cravatta girava per la città con la sua fedele ventiquattrore. Non amava usare l'auto. Preferiva girare a piedi, farsi notare, farsi salutare da coloro che speravano di ottenere la sua amicizia e trarne dei vantaggi (magari economici). Rispettato da tutti, intraprendente, astuto, sapeva farci con la gente. Era sempre il Sig. Polidoro.
Il mercoledì, sobrio e austero, diceva messa. Tunica sfarzosa, volto angelico e Bibbia fra le mani diffondeva la parola di Dio. Soave era la sua voce durante i canti e aveva sempre una buona parola per tutti. In lui trovavano conforto i disperati, gli avviliti, gli infelici diseredati che dalla vita non avevano avuto un bel niente sia economicamente che affettivamente. Un modello per tutti, un vero Pastore che sapeva in che modo prendersi cura del proprio gregge. Era ancora una volta il Sig. Polidoro.
Il giovedì, senza scrupoli nè dignità, rubava ai ricchi per dare a se stesso. Armato, grimaldello e piede di porco sceglieva con scrupolosità le sue vittime e non lasciava loro scampo. Il denaro o la vita. Agiva di notte, ben camuffato dal passamontagna che rendeva occultà la sua identità. La gente ricca, benestante, il fior fior della società tremava a causa sua e per loro avere denaro non portava altro che il pesante fardello della paura. Sulla sua testa c'era una taglia milionaria. Era anche stavolta il Sig. Polidoro.
Il venerdì, diligente e con un non comune senso del dovere, guidava il distretto di polizia cittadino. Impeccabile la divisa, serio e dalla schiena dritta faceva rispettare la legge a coloro che invano tentavano di infrangerla. Nessuno sfuggiva al suo fiuto, segugio indagava e scovava. Accanto a lui una moglie e due figli gli rendevano la vita perfetta. Era un buon padre, un uomo con le palle. Un uomo come pochi. Parliamo del Sig. Polidoro.
Il sabato, senza meta alcuna e vestito giusto per non essere nudo, frequentava le osterie bettole  del paese. Ubriaco fradicio, affogava i pensieri (che non aveva) nell'alcool. Si sbronzava senza ritegno e i suoi limiti venivano segnati solamente dallo stomaco che insesorabilmente rigettava le porcherie che mandava giù. Non ritrovava mai la strada di casa. Dormiva su panchine, marciapiedi, sul suo stesso vomito, noncurante delle intemperie dell'inverno o del caldo soffocante dell'estate. Esempio di come ridurre un uomo in cenere con Bacco, Tabacco e Venere. Inutile dire che si trattava del Sig. Polidoro.
La domenica era se stesso. Quale se stesso non saprei dirlo, ognuno gli attribuiva il se stesso che credeva di aver conosciuto. In fin dei conti era pur sempre il Sig. Polidoro. Un nome che racchiudeva dentro di sé tanti significati. Nonostante gli altri vedevano il "singolo", in lui risiedeva sempre una certa pluralità. Sfaccettature diverse le sue che gli altri non capivano. Lui le conosceva e per questo non si conosceva. Non si sarebbe mai conosciuto perchè nella sua molteplice forma continuava ad essere uno, centomila e nessuno.... Polidoro insomma...

4 commenti:

Anonimo ha detto...

Wow! Molto bello, complimenti!

--asbesto

Tom ha detto...

Ci hai messo la quintessenza dell'apparire qui dentro: così è scomparso il sig Polidoro e, al suo posto, si è sistemato ognuno di noi. Il tuo blog sembra una palestra di addestramento alla metamorfosi costante; trapassi da Pirandello a Lampedusa, da noi a te, da tutti a nessuno. Ma noi siamo qualcuno? Dentro il tuo spazio cu semu, un'ombra, un'idea o un'eco lontana?

Nicole ha detto...

Uno , nessuno e centomila...
La storia di ognuno di noi credo...Siamo forse uguali con tutti? Di fondo forse si...ma non con tutti siamo uguali e non sarebbe nemmeno possibile. Ci sono persone che ti direbbero sono acida, altre dolcissima etc etc...
Ma a pensarci bene, c'è chi non indossa 'maschere'...sono quelli che non si sforzano nemmeno di fingere di essere meno peggio di ue che sembrano. Sotto ogni strato di pelle li ritrovi nella loro miserrima vita di imperatura memoria.


P.S.
I miei ossequi:)

Bl4cKCrOw ha detto...

Tom, dentro il mio spazio siete ospiti... E' la mia vetrina, il mio piccolo mondo virtuale che in fondo rispecchia quanto dentro di me matura. Voi siete i lettori occasionali, la gente di passaggio che si ferma ad osservare la vetrina. Non metto in vendita nulla, cerco di esporre gratuitamente quanto mi appartiene. Non ho un genere, non ho un capo migliore rispetto ad un altro... Mi vesto delle vesti che ispirano la mia giornata... E non posso che essere grato nei confronti di coloro che perdono il proprio tempo per curiosare nel mio guardaroba...

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